Long covid probabile con bassi livelli di anticorpi/ Studio: “Colpa degli Igm e IgG3”

- Davide Giancristofaro Alberti

Stando ad un nuovo studio sul long covid, chi ha bassi livelli di determinati anticorpi e soffre d’asma, ha più possibilità di sviluppare la patologia

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Coronavirus al microscopio (LaPresse)

C’è un nuovo interessante studio sul long covid, secondo cui una “firma sugli anticorpi”, potrebbe permettere di individuare in anticipo quali sono i pazienti che potrebbero sviluppare questa patologia che può provocare sintomi gravi per diversi mesi. E’ il risultato ottenuto, come scrive l’Adnkronos, da parte di alcuni ricercatori dell’ospedale universitario di Zurigo, che hanno analizzato dei campioni di sangue di pazienti covid: è stato evidenziato che i livelli bassi di alcuni anticorpi sono più comuni nei pazienti che hanno sviluppato il Long Covid.

“In generale – ha commentato Onur Boyman, professor di immunologia che ha condotto la ricerca pubblicata su Nature Communication – riteniamo che i nostri risultati possano contribuire a identificare in tempi brevi i pazienti che hanno un rischio elevato di sviluppare il Long Covid. Questo agevolerà le ricerche, la comprensione e l’elaborazione di terapie mirate per il Long covid”. I ricercatori hanno analizzato 175 persone positive e 40 volontari in buone condizioni di salute, ed è stato evidenziato, attraverso l’analisi dei campioni del sangue, che coloro che hanno sviluppato il long covid avevano livelli bassi di anticorpi IgM e IgG3.

LONG COVID, IL NUOVO STUDIO SVIZZERO: “MA SERVE ANCORA APPROFONDIRE”

Ne è emerso che questo dato, associato alla presenza di asma, rappresenta un rischio molto elevato di contrarre la patologia. Di conseguenza, tenendo in considerazione questi due aspetti, sarebbe possibile tenere monitorati determinati pazienti che presentano queste specifiche caratteristiche, prestando loro un’attenzione ancora più particolare rispetto agli altri pazienti, ed eventualmente proteggerli con una vaccinazione tempestiva.

Lo studio rappresenta solo un primo passo, e la professoressa Claire Steves, del King’s College di Londra aggiunge che “Dobbiamo approfondire e ampliare la ricerca” per arrivare a capire “come prevenire” il Long Covid, una patologia che ha colpito moltissime persone da quasi due anni a questa parte, e che rappresenta senza dubbio, oltre al decesso, il peggior risvolto possibile dell’infezione da coronavirus.







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