Long Covid, quali sono i sintomi?/ Fatica, anosmia, ageusia e problemi vascolari

- Alessandro Nidi

Long Covid, sintomi persistenti nei pazienti guariti dall’infezione da Covid-19: nuove scoperte, il gusto e l’olfatto ritorneranno?

carlo la vecchia
Immagine di repertorio (LaPresse)

L’argomentoLong Covid ha occupato la puntata di “Fuori Tg”, trasmissione abbinata al Tg3 che ha focalizzato l’attenzione dei telespettatori su una problematica molto diffusa e ampiamente dibattuta in questi mesi, fornendo una prima rassicurazione a chiunque abbia avuto il Coronavirus e accusi ancora oggi sintomi persistenti: si tratta di naturali conseguenze che nel tempo si attenuano fino a scomparire. Il responsabile del Day Hospital Post Covid del Policlinico Gemelli di Roma, Francesco Landi, ha affermato che “non si tratta di una malattia o di una sindrome con nuovi sintomi, come se fosse una malattia inedita che cronicizza”.

Per poi aggiungere: “Credo che sia giusto parlare di Long Covid, che noi un anno fa avevamo chiamato ‘sintomi persistenti’. Questa persistenza si osserva in numerosi pazienti, diciamo in più della metà di quelli contagiati. Il sintomo più comune è l’estremo senso di affaticamento, che in termine tecnico viene definito, fatigue. Il dottor Landi ha ribadito quindi l’importanza di rasserenare e valutare tutte le persone che hanno contratto l’infezione, in quanto olfatto e gusto non si perdono per sempre.

LONG COVID: GLI EFFETTI SULLA PSICHE DEI PAZIENTI

In materia di Long Covid ha parlato a “Fuori Tg” anche la dottoressa Francesca Cenci, psicologa e psicoterapeuta, rimarcando come il virus abbia avuto un forte impatto sulla psicologia di chi l’ha contratto e, per giunta, per un periodo molto lungo. Buona parte dei pazienti nella fase successiva al cosiddetto indebolimento residuale della malattia, entrano in una vera e propria fase depressiva, spesso accompagnata da ansia, attacchi di panico, insonnia, perdita della memoria, stanchezza mentale e scarsa attenzione, con basso tono dell’umore. Nella fase successiva all’infezione, i degenti inoltre sviluppano la sindrome della capanna, costituita da un senso di terrore verso il mondo esterno, visto come una minaccia, un universo pieno di pericoli. L’unica soluzione, ai loro occhi, è quella di rintanarsi nelle proprie case”. In merito a questo periodo difficile, che ha messo tutti a dura prova, tra difficoltà economiche e perdita di molti posti di lavoro, in alcuni casi si è assistito a scene di rabbia e aggressività alla massima potenza: anche queste, purtroppo, sono legate agli effetti del virus.

LONG COVID, PROBLEMI VASCOLARI NEGLI UOMINI DOPO L’INFEZIONE

A chiudere la girandola degli interventi a “Fuori Tg” è stato il professor Mauro Maniscalco, primario pneumologo IRCCS Maugeri Telese, il quale ha evidenziato che il Long Covid è una sindrome multiorgano, che prevede una riabilitazione multi-specialistica. La scoperta effettuata dall’esperto, tuttavia, è un’altra: “Una buona parte di pazienti, soprattutto maschi, per una percentuale intorno al 50-60%, manifestano una riduzione della risposta vasodilatatrice a uno stimolo ischemico indotto dalla compressione dell’arteria, che sappiamo essere un meccanismo di difesa molto importante nell’organismo. Fortunatamente è una disfunzione reversibile nel tempo, sulla quale stiamo conducendo studi. Abbiamo già osservato che, con esercizi fisici blandi, di tipo aerobico, miglioriamo i tempi di guarigione”. Pertanto, la maggior parte delle sintomatologie successive all’infezione da Covid-19 tende ad affievolirsi e a risolversi nel tempo, ma è estremamente importante una loro valutazione iniziale ed essere seguiti da specialisti.

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