Luca Barisonzi, alpino tetraplegico dopo missione/ “Mia figlia Bianca la mia forza”

- Davide Giancristofaro Alberti

Luca Barisonzi, alpino rimasto tetraplegico dopo una ferita in missione in Afghanistan, è rinato grazie all’amore della famiglia e alla sua grande forza di volontà

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Luca Barisonzi (Screen Rai Due)

Sta vivendo una seconda vita l’alpino Luca Barisonzi, tetraplegico dopo essere rimasto ferito durante una missione in Afghanistan. Era il 18 gennaio del 2011 quando un gruppo di terroristi afgani attaccò un avamposto a Bala Murghab: il collega Luca Sanna, morì sul colpo, mentre lui, Luca rimase gravemente ferito. «Muoverai solo la testa», gli dissero i medici, ma lui è cocciuto «Come starò dipende anche da me». Da quel 18 gennaio di sette anni fa sono cambiate tante cose, Barisonzi ha conosciuto nel frattempo Sarah, sorella di un marine, che nel 2014 è divenuta sua moglie e da cui ha avuto tre anni dopo la piccola Bianca. Di mezzo, l’obiettivo di “toccare il cielo con le dita”, un sogno realizzato assieme all’alpinista estremo Luca Colli, con cui ha raggiunto Capanna Margherita, il rifugio più alto d’Europa, sul Monte Rosa, cosa che nessun tetraplegico era mai riuscito a fare.

«Dopo l’incidente mi sono sentito svanito, poi mi sono reso conto che c’è un senso a tutto», racconta al Corriere della Sera l’alpino, che ha rialzato la testa spinto da una grandissima forza di volontà, ma anche dall’amore della sua famiglia, a cominciare dalla piccola Bianca. «Il primo accenno l’ho avuto quasi tre mesi dopo il ricovero, all’ospedale Niguarda di Milano: ruotavo la mano. Altri mesi, tanti, per arrivare a prendere un piatto di pasta, muovermi da solo, sollevare qualche oggetto. Quando ti viene detto – prosegue – che non muoverai mai più nulla al di fuori della testa ogni gesto, anche il più insignificante, acquista un valore completamente diverso».

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Mesi e mesi di terapia ed esercizi che gli hanno permesso di ritrovare una sorta di quasi normalità: «Poter stringere Bianca a me significa esserci, poterle comunicare quanto è importante per me e che, a mio modo, ma mettendocela tutta, io ci sarò». E fu proprio la figlia a far capire al papà che poteva essere un padre perfetto anche nelle sue condizioni fisiche: «Pensavo che la mia condizione potesse limitarmi. Fu lei a farmi capire che non era così. Con la semplicità di una bimba. Bastava prendere le misure». Fra le tante passioni che Luca riesce a coltivare anche lo sport, ed ora il suo prossimo obiettivo sono le Olimpiadi: «Ma per quella la strada è ancora lunga», ma noi siamo certi che ce la farà anche questa volta…



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