Luca Verdone, fratello Carlo/ “A 70 anni mix fra saggezza e ironia, da bambino…”

- Davide Giancristofaro Alberti

Luca Verdone racconta il fratello Carlo: “E’ un mix fra saggezza e ironia, non è ipocondriaco ma da giovane era dubbioso delle sue qualità”

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Luca Verdone, fratello Carlo (Oggi è un altro giorno)

Luca Verdone, fratello minore di Carlo, è stato ospite di Oggi è un altro giorno per celebrare i 70 anni del grande artista: “Stasera come festeggia? Non si può fare nulla, Carlo starà a casa. 70 anni? Sembra anche a me strano, devo dirti la verità, io lo vedo sempre come un compagno di infanzia, adolescenza, gioventù, maturità, mi sembra strano sia passato così tanto tempo. Da bambini – ha proseguito Luca Verdone – abbiamo avuto un’infanzia molto tranquilla con due genitori meravigliosi che ci hanno accudito con tanto affetto così come i parenti, non è stata un’infanzia terremotata, avevamo molti amici simpatici e carini, amici di nostri genitori, tutti artisti, cineasti”. E Carlo Verdone ha appreso molto da tutti questi personaggi dell’arte che frequentavano casa sua: “I personaggi di Carlo? A forza di sentire gli amici dei nostri genitori in salotto che facevano le imitazioni, lui è rimasto molto impressionato soprattutto da un pianista, Sergio Cafaro, che era un grandissimo imitatore, così come urbini, direttore d’orchestra; questo all’età di 8/9/10 anni deve avere sensibilizzato carlo. Poi ha sempre avuto un orecchio straordinario per la musica e per il rifare le voci altrui, già in classe quando andava a Nazareno e aveva in classe Cristian De Sica, si esibiva nelle imitazioni di alunni e prof, e a me faceva ridere da morire, l’ho incoraggiato tantissimo”.

LUCA VERDONE, FRATELLO CARLO: “AMAVA STUPIRE GLI AMICI CON LE IMITAZIONI”

Luca Verdone ha proseguito nel racconto del fratello: “Amava stupire gli amici che lo frequentavano facendo imitazioni strane e imprevedibili”. Sulla passione per la medicina: “Nostra madre era molto amica di una signora sorella di un grande medico, e noi bambini sentivamo le loro conversazioni e io ho questo ricordo di queste prescrizioni mediche che venivano date per telefono, e ciò deve avere in qualche modo segnato la nostra immaginazione.” Luca Verdone ha poi voluto sfatare un mito: “Carlo non è ipocondriaco”. Agli inizi della carriera è stato invece un po’ titubante, dubbioso se mettere realmente in mostra le sue grandi capacità: “Quando nel ’72 avevo una compagnia di giovani attori universitari, Carlo fu invitato ed ebbe mille dubbi, insicurezze, nonostante i miei lo incoraggiassero ad accettare la proposta. riuscimmo a convincerlo, fece una performance favolosa interpretando 4/5 personaggi e da lì è nata la sua predisposizione al trasformismo. Quando ebbe l’offerta per fare un monologo tutto suo – ha proseguito Luca Verdone – lui ebbe mille remore e mia mamma gli disse ‘Adesso tu vai a fare lo spettacolo se no ti caccio di casa a calci nel sedere’, pensate l’importante di una figura materna? Lui deve averlo subito traumaticamente ma accettare quel consiglio imperioso fu la sua fortuna: quello spettacolo, il primo che lui fece nel 77/78 ebbe un successo travolgente”. Ma come è oggi Verdone? “A 70 anni è diventato un saggio, incarna un po’ la figura di Seneka, a lui piace da morire, ce l’ha sul comodino, ha conservato tutte le prerogative dell’ironia, e questo mix fra saggezza, ironia, intelligenza, lo ha conservato perfettamente, è più sicuro di se”. Infine, sul paragone Sordi-Verdone: “Hanno in comune l’osservazione dei personaggi grotteschi reali, la voglia di metterli alla berlina con affetto; sordi era più “aggressivo” mentre Carlo più riflessivo e contemplativo”.

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