Luca Zingaretti cresciuto con la “scuola della strada”/ “Bastava uno sguardo storto ed era subito rissa”

- Adriana Lavecchia

Luca Zingaretti in un’intervista in occasione dei suoi sessant’anni ha ripercorso la sua storia dalla borgata, alle risse per strada fino a Montalbano per poi parlare dei progetti futuri…

Luca Zingaretti è il commissario Montalbano
Luca Zingaretti nei panni de ‘Il commissario Montalbano’

In una lunga intervista al Corriere della Sera l’attore Luca Zingaretti in occasione dei suoi Sessant’anni ha raccontato la sua infanzia fino ad arrivare al suo ruolo di Montalbano e i suoi progetti per il futuro. Alla soglia dei sessanta Luca Zingaretti ha raccontato della sua infanzia nella casa di borgata a Roma e la “Scuola di strada” grazie alla quale l’attore ha detto: “Impari a relazionarti con gli altri. In fondo siamo animali: la prima impressione è sempre legata all’aspetto, all’odore, al modo di porti. Ancora adesso, pure nel luogo più pericoloso del mondo, mi sento relativamente tranquillo”. L’attore ha raccontato di come spesso è arrivato ad usare le mani: “Bastava uno sguardo storto o una lite per il pallone, ed era subito rissa. Ma  con le mani; non c’erano coltelli o pistole come adesso”.

Come suo fratello Nicola anche Luca Zingaretti ha avuto un passato in politica spiegando come “Tutti gli studenti facevano politica”: “Nel Pdup: partito di unità proletaria. I capi erano Lucio Magri e Luciana Castellina. Si diffondeva il Manifesto e si distribuivano volantini, si teneva testa ai fascisti che a Roma erano forti”. Ma l’attore ha manifestato anche la contentezza per la carriera del fratello Nicola: “Lui aveva la pazienza necessaria a fare politica che a me mancava”. Luca Zingaretti durante un’intervista al Corriere aveva ammesso di sperare che suo fratello Nicola non facesse il segretario del Pd: “Avevo ragione. Il Pd è divenuto un partito molto turbolento”

Luca Zingaretti regista del suo primo film

Luca Zingaretti ha poi ripercorso le tappe della sua carriera fin dalla gioventù quando ha dovuto scegliere tra il calcio e il teatro: “Il calcio è stata una grande scuola. L’allenamento, la fatica, la tattica, la gioia: mi piaceva tutto. Mi presero in serie B, al Rimini. Scappai dopo pochi mesi. Mi avevano ammesso all’Accademia d’arte drammatica. E Rimini d’inverno era triste come un lunapark chiuso”. Il suo esordio al cinema è avvenuto all’interno del film Vite strozzate, nei panni del cattivo: “Che presta soldi ai disperati e cerca di rubargli la moglie”.

Luca Zingaretti ha poi parlato della sua avventura come Montalbano che lo ha reso famoso in tutta Italia riuscendo a surclassare il personaggio letterario: “Possibile che talora si sia seccato, quando qualcuno gli chiedeva del Montalbano personaggio della fiction anziché del personaggio letterario, tanto che poi in Riccardino, il suo ultimo romanzo, ci ha anche scherzato sopra. Ma Camilleri era superiore a queste cose. Prima di un grande scrittore era stato un grande uomo di spettacolo. Conosceva la differenza”. L’attore ha vissuto la morte di Montalbano come qualcosa di naturale: “Dovevo imparare a sopravvivergli” e sui suoi progetti futuri dichiara di fare: “Il doppiatore: lo zio profeta di Encanto, il prossimo cartone Disney. E il regista del mio primo film, una storia di rinascita”.

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