Luciano Baglioni e Pietro Costanza/ Come poliziotti fermarono banda della Uno Bianca

- Angela Marrelli

Luciano Baglioni e Pietro Costanza attraverso indagini attente e accurate, iniziarono a sospettare che i criminali della banda della Uno Bianca fossero dei poliziotti.

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Luciano Baglioni

Le efferate attività criminali della banda della Uno Bianca sono rimaste impresse nella memoria di molti italiani. Grazie alle indagini di Luciano Baglioni e Pietro Costanza, tutti i 6 componenti della banda – tra questi, 5 erano agenti di polizia – che hanno disseminato sangue e terrore dal 1987 al 1994 in Emilia Romagna, sono stati arrestati. La vera storia della Uno Bianca andrà in onda stasera su Rai 2, attraverso una docuserie che vedrà la partecipazione proprio dei due protagonisti delle indagini.

I due poliziotti Baglioni e Costanza, insieme al giudice Daniele Paci, riuscirono a risalire ai soggetti che si nascondevano all’interno dell’automobile, diventata il simbolo delle rapine a mano armata. Autori della morte di 24 persone e del ferimento di altre 102, Roberto, Fabio e Alberto Savi, Pietro Gugliotta, Marino Occhipinti e Luca Vallicelli furono fermati e portati in carcere, dove dopo le procedure processuali stanno attualmente scontando la loro pena. Ci vollero ben 7 anni di indagini, prima di arrivare alla svolta decisiva, quella del 1994, quando Baglioni e Costanza capirono di avere in pugno i malviventi. “Avevamo capito che avevano una conoscenza capillare del territorio” Ha dichiarato al Corriere di Bologna, Baglioni, oggi in pensione.

Le indagini di Baglioni e Costanza

I criminali della Banda della Uno Bianca infatti sfruttavano molto le competenze acquisite all’interno delle forze di polizia, un vantaggio che però ben presto si rivelò un’arma a doppio taglio. L’esame degli atti da parte del pool degli investigatori di Rimini fu importantissimo, anche per comprendere i loro movimenti. Tuttavia ad un certo punto, il pool fu sciolto e tutto il lavoro fu portato a Roma.

Entrano allora in gioco Luciano Baglioni e Pietro Costanza: i due agenti chiedono e ottengono dalla procura, di poter continuare autonomamente le indagini e così faranno, attivando appostamenti e seguendo tutte le mosse della banda. Uno studio curato fino all’ultimo dettaglio insieme all’intuito di Baglioni e Costanza portarono al sospetto che i criminali della banda della Uno Bianca, potessero essere dei poliziotti. La svolta fondamentale che portò alla risoluzione delle indagini, fu quando Baglioni e Costanza il 3 novembre del 1994, trovarono Fabio Savi presso una banca di Rimini: l’agente stava facendo un sopralluogo. Questa cosa li insospettì e lo seguirono fino a casa. “Non riusciamo ancora a rassegnarci al fatto che gran parte dei criminali di quel sodalizio fossero poliziotti. Mettere in conto di avere a che fare con la criminalità è il minimo per ogni rappresentante delle forze dell’ordine.” Ha sottolineato Luciano Baglioni.



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