Luciano Canfora/ “M5s? Disperati ma non scemi: non ci sarà la scissione”

- Carmine Massimo Balsamo

Lo storico Luciano Canfora in tackle sul M5s: “Faranno un po’ di ammuina ma niente duelli all’ultimo sangue. Guappi sì, ma di cartone”

luciano canfora
(Atlantide)

Non ci sarà alcuna scissione nel Movimento 5 Stelle: non ha dubbi Luciano Canfora. Lo storico, spesso critico nei confronti della truppa grillina, ai microfoni de Il Riformista non ha utilizzato mezzi termini: «Disperati sì, ma mica scemi. La scissione di cui si parla la vedo un po’ difficile perché i notabili di quel partito ci tengono ad essere alla Camera il gruppo numericamente maggioritario e se si dividono perdono tutto. Faranno un po’ di ammuina ma niente duelli all’ultimo sangue. Guappi sì, ma di cartone».

Per Luciano Canfora ci troviamo di fronte forse al punto più basso della storia della Repubblica, il segno di decadenza politica è legato al fatto che «siamo indotti a riflettere sul pensiero di un tale di nome Grillo». Per il professore, quello grillino, è un pensiero privo di contenuto e significato, abile anni fa ad intercettare l’insoddisfazione profonda di tantissime persone «deluse dall’asservimento del Pd al governo Monti, agli ordini di Napolitano, allora Capo dello Stato. Napolitano è il padre di Grillo, politicamente parlando. E ora vediamo l’effetto catastrofico di tale paternità».

LUCIANO CANFORA: “ELEZIONI CATASTROFICHE PER IL PD”

Nel corso della lunga intervista, Luciano Canfora ha bacchettato anche il Partito Democratico, in particolare Enrico Letta, per la posizione assunta a proposito dell’alleanza con il M5s, senza dimenticare l’assenza di contenuti nella coalizione: «L’unico pensierino che Letta ha partorito, affidandolo a una intervista al settimanale Sette del Corriere della Sera, e cioè una tassazione speciale sui patrimoni elevatissimi, se l’è subito rinfoderata, non appena il “domatore” Draghi ha ordinato di rinfoderare quella proposta, e lui, Letta, ha subito detto signorsì». Luciano Canfora ha poi rincarato la dose nei confronti dei dem, rei di occuparsi del ddl Zan e non delle morti sul lavoro o dei licenziamenti. Il monito è chiaro, soprattutto in merito alla crescita di Giorgia Meloni e di Fratelli d’Italia: «Se questi del Pd non lo capiscono e pensano di rimanere in eterno al Governo, perché c’è sempre un presidente della Repubblica che li protegge, si sbagliano di grosso, perché adesso le scadenze elettorali stanno per arrivare e saranno catastrofiche per loro».



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