Luciano Moggi/ “Le persone buone come Paolo Rossi non dovrebbero mai andarsene”

- Mirko Bompiani

Luciano Moggi ricorda Paolo Rossi sulle pagine di Libero: “Ho seguito Pablito come si fa con un figlio, l’ultimo incontro a Torino…”

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Luciano Moggi, ex dirigente della Juventus (Foto LaPresse)

Oggi si sono tenuti a Vicenza i funerali di Paolo Rossi, scomparso nella notte tra martedì e mercoledì dopo aver lottato contro una brutta malattia. Nel giorno dell’addio al 64enne, Luciano Moggi ha affidato a Libero un omaggio a Pablito, che lui scoprì da giovanissimo. L’ex direttore sportivo della Juventus ha raccontato di aver seguito Rossi come un figlio quando arrivò giovanissimo in bianconero e non ha mai avuto dubbi sulle sue qualità da calciatore ma anche da uomo: «Non mi ero sbagliato. Dicendolo solo a me stesso, penso di essere stato l’artefice della riuscita della sua grande carriera proprio per la mia cocciutaggine nel perseguire l’obiettivo».

Luciano Moggi ha raccontato di aver visto giocare Paolo Rossi per la prima volta quando Pablito aveva 15 anni e, superate le resistenze del padre al trasferimento a Torino, lo portò a Torino, dove dimostrò tutte le grandi qualità. Il problema principale fu l’aspetto fisico, in particolare la debolezza nelle ginocchia per la mancanza di menischi. Arrivò finalmente la chance di andare al Vicenza, dove, dopo un girone d’andata da riserva, venne promosso titolare e iniziò la carriera di grande campione con 24 gol. «Io in quel momento provai la gioia di chi si sentiva ripagato per aver creduto in qualcosa che stava prendendo corpo», ha spiegato Luciano Moggi su Libero. Poi la carriera di Pablito, si sa, è sbocciata…

Luciano Moggi ha poi raccontato l’ultimo incontro con Paolo Rossi e la moglie Federica per un’intervista per un docufilm: «Ricordo la gioia di quell’incontro che ripercorreva le fasi iniziali della sua carriera, rivedo il sorriso e la felicità di Federica nel rivivere le tappe essenziali che poi hanno costituito l’asse portante della carriera di suo marito». L’ex ds ha poi concluso: «Poi di colpo, e del tutto inaspettata, la tristezza nell’apprendere della morte. In quel momento non ho potuto che piangere al pensiero che le persone buone come Paolo non dovrebbero mai andarsene. E non parlo del campione, mi riferisco all’uomo».



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