LUCIO DALLA/ Enrico Ruggeri su Anna e Marco: “assistito a nascita di un capolavoro”

- Morgan K. Barraco

Lucio Dalla, a Milo è stata realizzata una statua in suo onore quella “panchina in Piazza Grande” che riecheggia ancora nella mente dei suoi fan.

Lucio Dalla e Ornella Vanoni
Lucio Dalla

E’ la festa di Lucio Dalla su Raiuno, con la replica di Una Storia da Cantare. Il conduttore, Enrico Ruggeri, nutre profonda ammirazione per il cantautore bolognese e lo si evince dalla sua introduzione. “La nostra festa stasera è per Lucio Dalla, definito cantautore, ma sforzandoci potrebbe essere definito in mille modi. Fantasista, regista, scopritore di talenti, insomma un grande musicista. Era di più…”. Ruggeri si sbottona col pubblico e racconta un aneddoto personale: “Lucio Dalla stava registrando, cercavo di nascondermi, volevo vedere come lavorava. La musica era molto bella ma il testo non era a fuoco, capisco però che stava cercando di scrivere una storia meravigliosa. Una storia su due ragazzi: stavo assistendo alla nascita di un capolavoro…”. Il brano a cui fa riferimento è ovviamente Anna e Marco. (Aggiornamento di Jacopo D’Antuono)

Lucio Dalla indimenticabile per gli italiani

Lucio Dalla è ancora nei pensieri degli italiani: la sua musica, immortale, riecheggia nei concerti tributi dedicati al cantautore bolognese. Dalla però aveva anche un forte legame con la Sicilia e in particolare con l’Etna e i suoi boschi. Per questo Carmine Susinni ha realizzato nei giorni scorsi una statua in suo onore, la panchina in Piazza Grande nel comune di Milo. Un’opera interattiva, specifica il Quotidiano di Sicilia, che prevede l’interazione con il pubblico. All’amico Lucio, così si intitola la scultura, è già stata esposta cinque anni fa a Milano, a Matera, a Bologna, davanti alla sua casa Museo e a Sanremo. Oggi, sabato 15 agosto 2020, Rai 1 raccoglierà i telespettatori per un tributo dedicato a Lucio Dalla, grazie alla replica di Una storia da cantare. Un modo per ripercorrere la sua arte, la sua musica, l’eredità lasciata a tutte le generazioni del passato, presente e futuro. I successi non sono mancati nella sua fortunata carriera, anche se alcuni brani sono stati presi sotto gamba da pubblico e critica. Come Corso Buenos Aires del ’77, ironico e originale, oppure Washington dell’84, in cui il cantautore ha raccontato le crudeltà della guerra.

Lucio Dalla, Fabrizio De Andrè nel suo cuore

Lucio Dalla si è sempre circondato di artisti e ha espresso spesso una forte ammirazione per alcuni colleghi. Come nel caso di Fabrizio De Andrè, verso il quale nutriva una stima profonda. “Ha scritto delle cose formidabili e soprattutto è stato veramente un prototipo di quello che sarebbe diventato dopo una figura ufficiale come il cantautore”, ha detto tempo prima della sua morte al Tg1, “allora sai quelli che cominciano, in un modo o nell’altro, hanno un merito, di essere i primi, ma non i primi nel cielo. I primi in questa specie di bruciore infernale che la Terra offre a chi è in qualche modo diverso“. Il repertorio di Faber era di certo molto lontano da quello di Dalla, ma questo non impediva all’artista bolognese di ammirare brani come La canzone di Marinella e Carlo Martello, che vedeva come classici della musica italiana. Viceversa, Dalla era ed è ancora ammirato da altri artisti che hanno trovato la popolarità grazie a generi diversi. Un esempio è rappresentato da Jovanotti, che durante il recente intervento a I Love My Radio ha realizzato due versioni inedite di Caruso. Con la collaborazione dei Cacao Mental, Lorenzo Cherubini reinterpreta uno dei grandi capolavori dell’artista scomparso.

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