LUFTHANSA/ La battaglia Germania-Ue per gli aiuti di Stato e il piano M5s su Alitalia

- Guido Gazzoli

Lufthansa verrà soccorsa dallo Stato tedesco. Anche Alitalia da quello italiano, con un piano che sembra avvicinarla alla compagnia teutonica

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È da molti anni che la Germania, come altri Stati dell’Ue (e non), possiede una doppia morale a uso e consumo dell’attualità che attraversa: fatto già ampiamente descritto in precedenti articoli. È notizia che lo Stato tedesco elargirà a Lufthansa, per il momento, 9 miliardi di euro per aiutarla, vista la crisi, con un eventuale rinforzo di altri capitali per arrivare a un 25% del valore della compagnia aerea in caso di manovre di acquisto da parte di altri Stati. Ma sorprendentemente l’Ue ha posto il veto a una simile manovra per il semplice motivo (anche questo da me descritto in gennaio) che la compagnia tedesca detiene una posizione di mercato assolutamente dominante, anzi monopolizzante, e quindi o Lufthansa cede alcuni slot nei suoi (e solo suoi) due hub di Monaco e Francoforte o, per dirla alla veneta, “niente schei” .

È certo che quello del trasporto aereo sia il settore attualmente più danneggiato dal siluro cinese del Covid-19 (chiedo perdono, ma non credo più alla favoletta del cinese che si è pappato un pipistrello). In primo luogo, a causa di una campagna mondiale molto incisiva nella quale è stato accusato di aver veicolato il virus nel mondo e poi perché è ancora poco chiaro, viste anche le incertezze del “partito degli infettivologi” (che una ne spara e cento pure, visto che ormai occupa stabilmente i media mondiali), quale sia il futuro del settore data la confusione sanitaria già descritta.

È lapalissiano che l’aereo abbia veicolato il virus, ma questo perché il mondo non era stato informato per tempo della sua pericolosità e spesso gli Stati hanno reagito con misure da epidemia influenzale invernale. Nel frattempo varie nazioni hanno intrapreso misure per salvare il settore visto che è un cardine al momento insostituibile dell’economia: l’hanno capito pure in Italia, e questo è sicuramente un bel risultato, ma in altri Paesi questo concetto è chiarissimo, specie in quelli che applicano la doppia morale, con l’unica eccezione della Svizzera, che all’epoca non mosse un dito per impedire la scomparsa di Swissair a causa di uno scandalo finanziario sul quale, inspiegabilmente per un Paese tanto eticamente “calvinista” (come volevasi dimostrare) è calato un silenzio tombale rotto solo da una stupenda pellicola fatta dai lavoratori che rivelò al mondo la triste realtà delle doppie morali.

Ora, tornando a Lufthansa, lo stop dell’Ue ha provocato la forte arrabbiatura del Governo tedesco che però deve capire una volta per tutte che, pur nella sua vitale importanza economica, quello aereo è un mercato e di conseguenza un tavolo nel quale non possono presentarsi giocatori con sei assi nella manica. Ergo non ci può essere un monopolio perché ovviamente altererebbe il mercato stesso. Lufthansa non è una compagnia statale, ma vige la strettissima regola della protezione dello Stato per mantenerla tedesca: con l’innalzamento della quota statale per bloccare manovre straniere si sono un attimino superati dei limiti che però la “doppia morale” aveva evidenziato da anni.

In Italia invece vige una doppia morale rovesciata che, proprio nel settore aeronautico, si è espressa nella sua curiosa logica: quella di uno Stato che, nel 2008, ha da una parte privatizzato Alitalia accollandosene tutti i debiti, mentre dall’altro, attraverso enti vari, Regioni e Province, di fatto ha “statalizzato” il settore low cost che nel nostro Paese (complice anche la solita ignoranza politica) ha raggiunto finanziamenti cospicui e ha potuto svilupparsi all’inverosimile. Non solo con soldi pubblici, ma pure con evasione fiscale e violazione della legge sul lavoro: è totalmente incomprensibile che in un territorio come il nostro, della lunghezza di circa 1.500 chilometri, esistano 87 aeroporti la gran parte dei quali funzionanti spesso a meno di 30 km di distanza uno dall’altro. Nonostante un decreto di anni fa che imponesse regole di sistema, abbondantemente disatteso, si è continuato fino a oggi nell’esatto opposto al sistema tedesco, in pratica creando una falsa concorrenza che non ha affatto giovato alla nostra economia.

Quindi l’arrabbiatura tedesca non potrà portare a mettere sul tavolo la situazione italiana come esempio proprio perché, se fossero applicati gli stessi principi in quel di Berlino, Lufthansa chiuderebbe in meno di 24 ore. Certo: da noi lo Stato ne ha combinate di tutti i colori e favorito i soliti amici degli amici (a questo proposito la Finanza ha già tratto le sue conclusioni sull’intero sistema) proprio in questo settore, ma pare giunta l’ora nella quale (tocchiamo ferro) le varie doppie morali siano arrivate a un punto di chiusura, e proprio la decisione Ue lo dimostrerebbe.

Intanto procede l’operazione che porterà alla nascita della newco Alitalia, della quale ancora non è trapelato uno straccio di piano, con un fatto che ha fatto risorgere dei sospetti già trattati in questa sede: quello dell’uscita di Alitalia dall’accordo transatlantico con Skyteam, l’alleanza della quale ancora fa parte. Se da un lato la manovra può dare mani più libere alla nuova compagnia (almeno in teoria), dall’altro sorge il dubbio che ciò costituisca il primo passo verso una completa uscita dall’alleanza. Non certo per rimanere una Cenerentola dei cieli, ma per poi entrare a far parte di un altro consorzio del cielo: e non è difficile capire dove si voglia parare se non nella Star Alliance manovrata proprio da Lufthansa.

E questo rispedisce al piano tanto caro ai vertici dei 5 Stelle di regalare Alitalia ai tedeschi dopo averla ripulita di tutti i debiti: è difatti abbastanza improbabile che, dopo aver ricreato la vecchia storiella della good/bad company tanto cara ai “capitani coraggiosi ” di berlusconiana memoria, uno Stato come quello italiano, tra i più colpiti dal Covid-19 al mondo e con le finanze in gravissima crisi, possa permettersi di collocare 3 miliardi in una compagnia aerea nazionale (anche se cardine estremamente importante dell’eventuale rinascita del Paese). Ci sono i prestiti Ue, ma è anche certo che non disponiamo come Italia di un “bazooka” finanziario simile a quello tedesco.

Nella sua tracotante difesa nazionale, lo Stato tedesco imita perfettamente le intenzioni di quello italiano in tutti questi anni: peccato che l’Italia non abbia ancora un’idea precisa di come attuare questa manovra, ma, a rigor di logica, vista la mancanza di capitali, è probabile che il nostro Paese tornerà ad applicare le solite regole nei riguardi di settori di altissimo valore per la nostra economia. Quelle dei saldi, anzi dei regali: continuando l’harakiri che da anni ci distingue alla faccia della Patria che appare nei proclami di tanti nostri politici.

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