“L’uomo può trasmettere il Coronavirus ai gatti”/ Lo studio: “Casi nel Regno Unito”

- Alessandro Nidi

Trasmissione Coronavirus dall’uomo ai gatti, è possibile? La risposta parrebbe essere affermativa: “Casi documentati nel Regno Unito”

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Gatto

L’uomo può trasmettere il Coronavirus ai gatti? La risposta sembrerebbe essere positiva. A fornirla è stato uno studio britannico, pubblicato nelle scorse ore sulla rivista “Veterinary Record”, al cui interno sono stati documentati due casi di esemplari felini domestici affetti dal Sars-CoV-2, contratto nell’ambiente casalingo, nel quale vi erano episodi sospetti di Covid-19. “Questi risultati indicano che la trasmissione di Sars-CoV-2 da uomo a gatto si è verificata durante la pandemia nel Regno Unito”, ha dichiarato Margaret Hosie, dell’Mrc-University of Glasgow Center for Virus Research, autrice principale del lavoro.

In particolare, l’esperta ha sottolineato che “i gatti contagiati mostravano malattie respiratorie lievi o gravi. Considerata la capacità del Coronavirus pandemico di infettare animali da compagnia, sarà importante monitorare la trasmissione di Sars-CoV-2 da uomo a gatto, da gatto a gatto e da gatto a uomo”.

L’UOMO TRASMETTE IL CORONAVIRUS AI GATTI?

La notizia della trasmissione del Coronavirus dall’uomo al gatto giunge a poco più di un anno di distanza da quella relativa al primo gatto Covid positivo, risalente allo scorso 29 marzo 2020. La notizia, allora, arrivava dal Belgio dove la facoltà di medicina veterinaria di Liegi aveva registrato in un felino un’infezione da Coronavirus. Anche in quel caso, però, il contagio sarebbe avvenuto da uomo ad animale. “Gli esami hanno evidenziato che il gatto di una persona infettata dal Covid-19 è stato contagiato dal suo padrone e ha quindi ha sviluppato dei sintomi e un’infezione che è stata confermata”, spiegava in quel periodo il virologo Emmanuel André, portavoce interfederale della lotta contro il Coronavirus in Belgio. L’esperto aveva infatti precisato che si trattava di un tipo di trasmissione dall’uomo all’animale e non viceversa, come erroneamente in tanti avevano creduto. La conferma odierna non fa altro che indurre l’uomo ad alzare il livello di guardia contro il nemico invisibile, prima di tutto per la propria salute, ma anche per quella dei propri amici a quattro zampe.



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