Lyon: “Con pandemia e guerra tutti più sorvegliati”/ “Big data a volte pericolosi”

- Chiara Ferrara

David Lyon, sociologo scozzese, sottolinea come “con pandemia di Covid-19 e guerra in Ucraina tutti adesso siamo più sorvegliati”: con quali conseguenze?

Spyware e digitale
Sorveglianza digitale (foto Pixabay, 2021)

Il sociologo scozzese David Lyon, nel corso di un’intervista a La Verità, ha parlato di come l’avvento della pandemia di Covid-19 e della guerra in Ucraina abbiano cambiato il mondo: “Tutti adesso sono più sorvegliati”, ha sottolineato l’esperto. “Dopo l’11 settembre, c’è stata in molti Paesi un’impennata della sorveglianza”. Da lì la curva è sempre più cresciuta. “Il fatto è che anche sistemi non inizialmente designati per la sorveglianza, come Facebook, devono essere tenuti in piedi per consentire un’ulteriore espansione”.

È quello che è avvenuto dietro al velo del virus. “Le pandemie hanno sempre indotto forme di sorveglianza, con l’obiettivo di provare a bloccare la diffusione della malattia. Tuttavia, la pandemia di Covid è arrivata nell’era del capitalismo della sorveglianza, quando grandi compagnie americane e cinesi bramavano di inserirsi nel campo dei dati sanitariCiò vale in particolare per un’azienda come Google, che durante la pandemia ha inusualmente collaborato con Apple per fornire l’interfaccia di programmazione delle app di contact tracing”.

Lyon: “Con pandemia e guerra tutti più sorvegliati”. Il problema dei dati

David Lyon, nell’intervista a La Verità, oltre a svelare che con la pandemia di Covid-19 e la guerra in Ucraina siamo tutti più sorvegliati, ha spiegato anche perché ciò può essere un problema. La questione non riguarda soltanto la privacy personale. “Ci sono delle dimensioni sociali della sorveglianza. Oggi siamo visti in quanto membri di gruppi dotati di indicatori statistici simili. La vulnerabilità è differenziale, il che emerge soprattutto in tempi di pandemia: taluni gruppi, “razzializzati” e “genderizzati”, sono colpiti in modo più grave di altri”.

È in questo modo, dunque, che i big data se utilizzati nel modo sbagliato possono rivelarsi pericolosi. “Si tratta di un insieme di procedure per gestire vasti dataset, allo scopo di comprendere delle tendenze e formulare delle previsioni. Possono essere usati responsabilmente, per propositi meritevoli, inclusa la sanità. Ma possono essere anche usati in maniera sbagliata, o in modi tali da elaborare false assunzioni sulla loro affidabilità, neutralità o necessità”, ha concluso.





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