MADE IN ITALY/ Alberto DeGara e Gospel Book Revisited: una lezione al Club Tenco

- Paolo Vites

Dischi italiani indipendenti, dove la canzone e l’innovazione sopravvivono

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Alberto DeGara

Tempo fa, presentando alcuni brillanti dischi di cantautori indipendenti italiani, avevamo sottolineato come i talenti show televisivi “ammazzano” la musica, ingannano i giovani, creano fenomeni effimeri che durano lo spazio di una stagione. Visto l’obbrobrio che ha offerto l’ultimo episodio del Club Tenco, è evidente come non mai come oggi la musica italiana stia vivendo il suo momento peggiore, una sorta di bacio della morte.

Il Club Tenco, con buona pace di chi lo ha sdoganato come “l’alternativa impegnata al festival di Sanremo” in realtà è sempre stato una sorta di ghetto dove gli artisti celebravano se stessi e i critici musicali, in una sorta di narcisismo isterico, si sono elevati al ruolo, auto proclamato, di “elettori” della musica “che vale”. In realtà al Club Tenco sono risultati vincitori dozzine di artisti che poi, esattamente come nei talent, sono durati lo spazio di una stagione non avendo mai avuto il Club Tenco alcuna volontà e capacità propositiva, e i giornalisti nessun interesse se non quello di esaltare i soliti noti. Possibile che nel 2019 vinca il Premio Tenco Gianna Nannini? Ridicolo.

E allora, dopo le segnalazioni fatte nell’articolo citato, ne aggiungiamo delle altre. Nel nostro piccolo la musica vera la andiamo a cercare dove gli altri non guardano. Lo abbiamo sempre fatto. Perché di musicisti in gamba in Italia ce ne sono, ma non facendo parte di “lobby” è difficile che il grande pubblico se ne accorga.

Ecco allora Alberto DeGara, nome d’arte di Alberto Cusa, al suo secondo disco solista dopo Deeper di due anni fa, una lunga carriera cominciata 25 anni fa in gruppi vari. Still in Time è un disco delizioso, come se ne facevano decenni fa. Suoni calibrati, puliti, raffinati, sia quando le canzoni sono vellutate ballate folk, sia quando il ritmo si alza in brani dal tasso funk e soul. Every time I taste your love, con l’ottimo sax di Andres Villani, in questo senso, ricorda le atmosfere dei migliori Steely Dan, mentre Hear my Prayer, solo voce, chitarra acustica e l’elegante violino di Luca Redaelli, ci porta dalle parti della California dei singer songwriter anni 70. Ed è questa la cifra artistica di DeGara: Jesse Colin Young, James Taylor ma anche il nostro Claudio Lolli, maestro dell’eleganza in musica. La voce poi, capace di aprirsi a coraggiose latitudini, è realmente soul. Accompagnato da validi musicisti che arricchiscono il suono generale senza mai prendere il sopravvento (Andrea Paradiso batteria, Eugenio Davanzo alla slide, Paolo Ercoli al dobro, Stefano Bigoni tastiere e infine Gionata Montanelli al basso) Still in Time è un disco che al Club Tenco se lo sognano.

Di tutt’altra impostazione sono invece i piemontesi Gospel Book Revisited, già due dischi di cui uno dal vivo pubblicati, in origine gruppo vocale gospel, cosa che la dice lunga del valore culturale della loro proposta musicale. Il nuovo e ottimo Morning Songs & Midnight Lullabies ci dice che non bisogna essere “fenomeni” della trap e altre porcherie spacciate come innovazione per essere giovani e saper sperimentare. Il loro rock blues massiccio e d’assalto infatti è suonato con intrigante rilettura “modernista”, ritmica martellante in primo piano, riff chitarristici in chiave noise e industrial da parte dell’ottimo Umberto Pioli, vocalità visionaria della brava Camilla Maina. Il risultato è uno scossone di hard boile blues che ricorda i primi North Mississippi All Stars (non a caso nel brano Mine troviamo Luther Dickinson alla chitarra), ma che poi, mano mano che le canzoni sfilano, si adagia in un delicato folk gospel. Sono le ninnananne di mezzanotte che prendono il posto delle allucinanti (in senso positivo) canzoni del mattino. Un disco che dimostra la bravura ormai raggiunta da tanti piccoli eroi del made in Italy.

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