MADE IN ITALY/ Nella Legge di Bilancio manca il riconoscimento del sistema DOP e IGP

- Chiara Bandini

Origin Italia, che rappresenta un settore capace di muovere 17 miliardi di euro, chiede di sostenere la “ripartenza” del cibo italiano di qualità

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Forme di Grana Padano (Pixabay)

Nella Legge di Bilancio mancano sia il riconoscimento del ruolo, sia le risorse economiche di sostegno al sistema delle DOP e IGP. Un sistema che conta 200 mila operatori, muove un fatturato di 17 miliardi di euro ed è capofila dell’export agroalimentare italiano di qualità. L’allarme è stato lanciato da Origin Italia, l’associazione che rappresenta circa il 95% delle produzioni italiane a Indicazione Geografica con il compito essere soggetto di sintesi delle esigenze collettive dei Consorzi di tutela riconosciuti dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali.

Un allarme che non si ferma peraltro alla sola Legge di bilancio. In una nota ufficiale, Origin Italia sottolinea infatti come la stessa mancanza di attenzione ricorra anche nelle bozze del Piano Strategico Nazionale “dove compare solo un intervento per la promozione dei prodotti di qualità”, nel Pnrr e nelle misure di accompagnamento.

E da qui l’appello del Presidente, Cesare Baldrighi: “Al sistema delle DOP e IGP serve un progetto di politica nazionale per sostenere il ‘progetto ripartenza’ del cibo italiano di qualità. Le indicazioni che emergono dalle recenti scelte politiche in materia agricola non sembrano però andare in questa direzione e aprono grandi preoccupazioni per il futuro della qualità italiana”.

Un comparto – sottolinea l’Associazione – che negli ultimi 20 anni è stato traino l’intero l’agrifood italiano e che oggi ha davanti a sé sfide enormi da affrontare per stare al passo dei competitor stranieri. Con la pandemia, infatti – nota Origin Italia – si sono ancora più acuiti a livello globale i problemi delle contraffazioni e delle barriere che sicuramente hanno bisogno di un sostegno concreto per poter essere affrontati dal sistema produttivo del nostro Paese.

È dunque urgente un intervento delle istituzioni. Che in effetti qualche segnale positivo lo hanno inviato. “Apprezziamo l’ordine del giorno presentato lo scorso 30 dicembre dall’On. Cenni e dall’On. Incerti – afferma Baldrighi -, che impegna il Governo a porre in essere un apposto provvedimento normativo volto a incrementare le risorse per rafforzare la promozione, la valorizzazione e l’informazione dei prodotti agroalimentari italiani Dop e Igp e il potenziamento dei consorzi di tutela. Confidiamo inoltre che anche altri parlamentari di tutte le forze politiche condividano e sostengano questo bisogno per realizzare insieme al Governo un vero ‘progetto ripartenza’”.

Occorre insomma guardare avanti. E farlo partendo dai numeri, che attestano come finora sia stato previsto uno stanziamento di 50 milioni di euro destinato ai prodotti dell’agroalimentare italiano di qualità in generale e quindi solo in parte a favore delle Dop. Ma “dopo il varo della manovra di Bilancio – nota Renato Zaghini, presidente del Consorzio Grana Padano -, forse si possono ancora cercare risorse nel Piano strategico nazionale perché dovrà pianificare l’applicazione in Italia della nuova Pac (Politica agricola comune) fino al 2027”.

A essere sollecitate però sono anche le organizzazioni della filiera agroalimentare. “A loro – dice Boldrini – chiediamo di non sottovalutare le criticità in atto”. Sul tavolo, infatti, i problemi non mancano: dal sistema di etichettatura – si pensi alla controversa questione del “Nutriscore”, al tema della tutela delle IG, messo sotto i riflettori dai recenti casi del Prosek e dell’aceto sloveno. “Tutti campanelli di allarme – conclude Baldrighi – che ci devono vedere quanto mai uniti, pena la deflagrazione, in un effetto domino assai pericoloso, per tutto l’agroalimentare italiano”.

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