Maestro accusato di maltrattamenti assolto perché maschio/ Cassazione boccia sentenza

- Chiara Ferrara

Un maestro di scuola materna era stato assolto dall’accusa di maltrattamenti poiché “maschio”: la sentenza sessista è stata ribaltata

maestro maltrattamenti assolto perché maschio
Alcune immagini dell'asilo

Un maestro di scuola materna, accusato di maltrattamenti, era stato assolto dalla Corte di Appello, dopo una condanna in primo grado a due anni e otto mesi, “perché maschio”. La vicenda, ricostruita dal Corriere della Sera, aveva destato parecchio scalpore, soprattutto per le motivazioni della sentenza, che definivano il comportamento violento dell’uomo come antropologicamente tipico del suo genere e dunque tollerabile.

“I filmati restituivano un comportamento brusco, molto maschile, frutto della necessità di una comunicazione fisica in luogo di quella verbale, da alcuni neppure comprensibile per via di problematiche varie, frutto di stanchezza e di tensione legata alla tenuta di una classe con almeno cinque etnie e con bambini di età compresa tra i due e i cinque anni”. Questa la motivazione che si leggeva agli atti. La Corte di Cassazione, tuttavia, ha ribaltato il tutto.

Maestro accusato di maltrattamenti assolto perché maschio: la Cassazione dice no

In Cassazione è stata definita “sessista” la motivazione secondo cui il maestro di scuola materna accusato di maltrattamenti è stato assolto perché maschio. È per questa ragione che i giudici hanno ribaltato la sentenza. L’uomo è stato condannato a un anno e otto mesi. In precedenza aveva scontato sedici mesi agli arresti domiciliari, prima dell’assoluzione.

La sentenza emessa dalle tre giudici della Corte d’Appello sul caso di maltrattamenti su una classe di bimbi di tre anni è stata ritenuta incomprensibile nel nuovo processo. L’agire dell’uomo, in base a quanto riportato dal Corriere della Sera, è secondo la Cassazione “contrario alle più basilari regole del comportamento civile che un insegnante, in particolare, è tenuto più di ogni altro a osservare”. “Non esiste mai necessità di una comunicazione fisica, che nel caso si concretizzava in un intervento manesco violento, in luogo di quella verbale, tanto più nell’accudimento di bambini piccoli”, viene precisato. Nessuna giustificazione, dunque, è ammessa.



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