“Mafia adesca poveri grazie all’emergenza coronavirus”/ Pm choc: “Cibo e soldi per..”

- Carmine Massimo Balsamo

Mafia adesca poveri grazie all’emergenza coronavirus, Federico Cafiero De Raho rivela all’Independent: “Abbiamo delle prove”.

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Una mensa Caritas (LaPresse)

La mafia può approfittarsi dei poveri grazie all’emergenza coronavirus: questo l’allarme lanciato dai pubblici ministeri. Come riporta l’Independent, la criminalità organizzata sta cercando di utilizzare la pandemia per accaparrarsi i favori delle famiglie più povere, alle prese con difficoltà economiche. In queste settimane di difficoltà per migliaia di famiglie, la mafia sta offrendo prestiti economici e cibo alle persone più bisognose. Una “tattica di reclutamento” ormai in voga da decenni e rispolverata in occasione dell’emergenza sanitaria: la criminalità organizzata sta adescando migliaia di persone, facendo dei favori per chiederne in futuro.

Amedeo Scaramella, presidente della Fondazione antiusura Moscati, ha affermato che molti camorristi si stanno mettendo a disposizione per dare dei soldi alle persone in difficoltà. Anche questa una tattica già nota: si parte da prestiti a tassi competitivi con le banche per poi intrappolare i mutuatari con tassi di interesse che raggiungono ed a volte superano il 300%.

“MAFIA ADESCA POVERI GRAZIE AL CORONAVIRUS”: L’ALLARME DEI PM

E non è finita qui. Federico Cafiero De Raho, Procuratore nazionale antimafia, ha affermato che i suoi agenti hanno già individuato delle attività sospette a Napoli. Secondo quanto ricostruito, alcuni clan camorristici distribuiscono cibo gratuitamente alle famiglie in difficoltà economiche a causa del lockdown nazionale. «Abbiamo delle prove», ha spiegato De Raho, che non ha aggiunto altro poiché sono in  corso delle indagini.

«La camorra sa che è il momento giusto per investire», ha ribadito il Procuratore nazionale antimafia, che ha poi spiegato che uno dei favori che saranno chiesti in futuro è il trasporto di sostanze stupefacenti. Un modus operandi classico, dunque, e le autorità italiane sono al lavoro per bloccare la “fidelizzazione”. Lo Stato c’è, dunque, e sta tentando di arrivare laddove la criminalità organizzata spesso prospera in situazione di difficoltà.



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