MAFIA NIGERIANA/ Il capo della mobile di Bologna: così abbiamo colpito la “cupola”

- int. Luca Armeni

Operazione contro la mafia nigeriana che a Bologna ha portato all’arresto di 19 capi dell’organizzazione criminale

'ndrangheta domenico crea
Immagine di repertorio

Due operazioni separate, sebbene avvenute nello stesso giorno e con lo stesso obbiettivo, sono state effettuate da parte della Procura di Torino e di Bologna. Obiettivo la cosiddetta mafia nigeriana, realtà che sta monopolizzando da tempo, ma in silenzio, lo spaccio per le strade nelle nostre città e il traffico della prostituzione. Anche perché come ci ha detto Luca Armeni, dirigente della squadra mobile di Bologna, “si tratta di organizzazioni estremamente chiuse al loro interno. Non si è mai verificato infatti qui a Bologna alcun incidente tra questi criminali e cittadini italiani o di altre etnie. Anche nell’operazione di ieri le persone arrestate non risultano aver avuto mai contatti con persone al di fuori della loro organizzazione, naturalmente a parte l’attività di spaccio di droga”. Ciò, ci ha spiegato, “non significa sottovalutare la loro pericolosità. Le loro azioni violente vengono svolte all’interno, vere e proprie guerriglie urbane per il controllo dei quartieri cittadini”. È una realtà criminale diffusa sul territorio, in una serie di cellule verticistiche: “In tutto il mondo ci sono venti cellule di cui una è in Italia, tutte fanno riferimento alla casa madre che si trova in Nigeria” ci ha detto ancora Armeni. “A Bologna opera la cosiddetta Famiglia Vaticana. In tutta Italia ci sono quattro raggruppamenti, uno al nord, i Maphite (Maximum Academic Performance Highly Intellectuals Train Executioner), uno al centro, uno al sud e uno nelle isole. L’operazione di ieri ha avuto lo scopo di colpire proprio l’intera associazione mafiosa operante nel centro-nord Italia. Tra i destinatari dei 19 fermi coloro che ricoprivano un ruolo apicale all’interno dell’organizzazione criminale; coloro che decidevano le nuove iniziazioni, che gestivano la prostituzione, che mantenevano i rapporti di forza con le altre organizzazioni criminali, che gestivano lo spaccio di droga nelle piazze cittadine”.

LE FAMIGLIE DELLA MAFIA NIGERIANA

Il cult Maphite è composto da 4 famiglie, a loro volta suddivise in “forum”. Ogni famiglia è costituita da 1000 affiliati. I “forum” sono costituiti da 250 affiliati. Da qui il controllo del territorio. Insomma una vera gestione con capacità aziendali “che ricorda il modo operativo della ‘ndrangheta calabrese: ogni famiglia agisce in maniera autonoma pur facendo capo a un vertice generale”. Una rete mondiale, dunque, “molto difficile da colpire ai suoi vertici africani, anche se nel tempo e anche con questa ultima operazione si è costituito un collegamento internazionale delle forze dell’ordine. La Polizia di stato italiana ha inviato qualche mese fa un ufficiale in Nigeria a scopo di collegamento, per favorire gli sviluppi dei contatti fra autorità locali e polizia italiana”. È una organizzazione che ha la caratteristica di un vero culto religioso, con atti di estrema violenza. Per entrare a fare parte dell’organizzazione bisogna superare una prova di violenza pronunciando un giuramento: “Il funzionamento dell’organizzazione mafiosa è regolato da rigide regole di comportamento codificate in un testo ritenuto sacro dagli affiliati, detto “Green Bible” e detenuto dal capo. L’ingresso di nuovi membri secondo precisi rituali, violente punizioni corporali e mortali in caso di tradimento, mutua assistenza tra i membri dell’associazione in caso di difficoltà con le forze dell’ordine, segretezza dell’associazione, esplicita dichiarazione delle finalità criminali perseguite. Il tutto scritto nero su bianco ed ossequiato in maniera sacrale, mescolando sacro e profano, così da rendere ancora più forte il vincolo psicologico tra i singoli adepti”.



© RIPRODUZIONE RISERVATA