Malika Charny cacciata e ripudiata perché lesbica/ Papà islamico, origini marocchine

- Niccolò Magnani

La storia di Malika Chalny, 22enne insultata, minacciata e cacciata di casa dalla famiglia islamica di origine marocchina: il brutto caso di Castelfiorentino

La storia di Malika
Malika Chalny al Maurizio Costanzo Show

Il bruttissimo caso di cronaca in arrivo da Castelfiorentino ha riempito le cronache nazionali (e televisive) di questi ultimi giorni: stiamo parlando della 22enne Malika Chalny cacciata di casa, minacciata di morte e insultata per il solo fatto di essere lesbica. Sulla vicenda sono intervenuti in tanti in sua difesa, da Fedez a Elodie, da Vladimir Luxuria fino a Maurizio Costanzo che l’ha intervistata ieri sera all’inizio del suo “show” su Canale 5: un campionario di offese assurde e inquietante quelle subite da Malika per il solo fatto di amare un’altra donna, da «Se torni ti ammazziamo, meglio 50 anni di carcere che una figlia lesbica» dei genitori, fino al «ti taglio la gola» del fratello.

L’unica ad aiutarla in famiglia una cugina che ha chiesto aiuto e avviato campagne fondi: la storia della giovanissima ragazza omosessuale è stata anche buttata in politica, in particolare dal marito di Chiara Ferragni che ha dato la “colpa” di casi come quello di Castelfiorentino ai senatori e deputati del Centrodestra che si oppongono al Ddl Zan sull’omofobia e omotransfobia.

IL CASO DI MALIKA E QUELLO STRANO “SILENZIO”

Al di là però delle polemiche politiche e giudiziarie, resta un dato per nulla evidenziato (o quasi) dalle cronache nazionali: Malika Chalny è stata cacciata di casa, insultata e ripudiata da una famiglia islamica di origine marocchina. A sottolinearlo il sito “FeministPost”, che premette giustamente come non sia possibile al momento ricostruire il grado di “religiosità” e “ortodossia” della famiglia Charmy: quello che però si scopre è che sul profilo Facebook del fratello Samir si trovano foto della famiglia con le donne tutte velate, mentre il padre Aberrazak pare sia immigrato di seconda generazione in Italia dal Marocco. Raccontare i fatti e la cronaca, senza ideologie o pregiudizi, significa non “nascondere” nulla e nel caso di Malika assieme alle sacrosante indignazioni per il trattamento da lei subito, andrebbe aggiunto che il contesto di discriminazione e intolleranza nasce nel contesto di una famiglia dallo sfondo culturale islamico. Non c’entrano le famiglie cattoliche e non c’entrano le polemiche politiche, ma solo una bruttissima storia che per fortuna ora, divenendo nota, dovrà essere per sempre evitata. Ricordandosi però di non omettere i fatti più “scomodi” alla narrazione mediatica più frequente…



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