MALMKROG/ La straordinaria indagine su cinema e memoria di Cristi Puiu

- Carmine Massimo Balsamo

Malmkrog, la recensione del film diretto da Cristi Puiu presentato in anteprima italiana alla 32. edizione Trieste Film Festival

malmkrog
(Una scena del film)

La 32. Edizione del Trieste Film Festival fa un grande regalo a tutti i cinefili: da oggi è disponibile in anteprima italiana l’ultimo film di Cristi Puiu, Malmkrog. Premiato per la Miglior Regia nella sezione Encounters della Berlinale, il lungometraggio del regista di Bucarest è la trasposizione cinematografica de I tre dialoghi di Vladimir Solov’ëv: un’opera ambiziosa e di altissimo livello qualitativo, che conferma ancora una volta la vitalità del movimento romeno…

SINOSSI – Nikolai, proprietario terriero e uomo di mondo, mette la sua tenuta di campagna a disposizione di alcuni amici, per un soggiorno nella sua grande villa padronale. Per gli ospiti, tra i quali un politico, una giovane contessa, un generale russo e sua moglie, il tempo trascorre tra pranzi e cene luculliane, giochi di società e lunghe discussioni sulla morte e l’Anticristo, sul progresso e la moralità. Man mano che la discussione prende forma e vengono affrontati i vari argomenti, ognuno di loro espone la propria visione del mondo, della storia e della religione. Le ore passano, la discussione si fa più accesa, le questioni si fanno sempre più serie e le differenze di cultura e di punti di vista diventano sempre più evidenti.

Ambientato in una grande casa di campagna in Transilvania alla fine del XIX secolo, Malmkrog è diviso in sei capitoli, ognuno dei quali prende il nome da uno dei personaggi principali più un capitolo che prende il nome di Istvan, il maggiordomo. Non ci troviamo di fronte ad un film per tutti, come si suol dire: 200 minuti di denso e verboso dibattito filosofico sul Bene e sul Male, sulla religione, sull’Europa e anche sulla direzione della storia. E il regista di Sieranevada spinge lo spettatore ad analizzare le considerazioni dei protagonisti alla luce degli eventi storici che seguiranno…

In Malmkrog non c’è azione, l’azione è rappresentata dai dialoghi e ciò richiede grande concentrazione allo spettatore. Puiu ha concepito il suo ultimo lungometraggio come una grande indagine sul cinema e sulla memoria: pochi registi penserebbero di tentare un’impresa del genere al giorno d’oggi, considerando anche solo le difficoltà a trovare finanziamenti.

Dal punto di vista tecnico, Malmkrog è ineccepibile: abbondano i piani sequenza, c’è uno straordinario utilizzo di spazio e luce in ogni inquadratura, con un meraviglioso lavoro sui dettagli visivi, in particolare per la meticolosa messinscena. Le prove attoriali, infine, meritano applausi.



© RIPRODUZIONE RISERVATA