Mamma morta di Alzheimer/ La lettera: “Triste, ma la ricordo come volevo ricordarla”

- Claudio Franceschini

Una toccata lettera sulla mamma morta di Alzheimer: Edie Thys Morgan ha scritto che nel ricordo la persona amata può come rivivere, con la giusta tristezza ma senza colpa o rabbia.

Spiaggia deserta sdraio lapresse 2020
La lettera sulla mamma morta di Alzheimer (Foto LaPresse)

La scrittrice Edie Thys Morgan ha raccontato la sua toccante esperienza circa la morte della madre, ormai avvenuta da un anno: in un pezzo pubblicato sul New York Times si legge un lungo viaggio attraverso se stessa per ritrovare quelle sensazioni date da un rapporto che non c’è più, quasi come in un rito catartico che permetta oggi di avere un ricordo positivo di quella che è stata la vita con la mamma. Il racconto inizia con la descrizione di quello che è stato l’ultimo periodo: la madre di Edie era malata di Alzheimer, quello che viene chiamato “il lungo addio”. La scrittrice dice che la definizione non è nemmeno vicina a questo, si tratta invece di “un addio rubato, un addio mancato, un addio finto”. Il motivo è che la persona amata si dissolve lentamente in piccoli pezzi, ed è impossibile andare a ripescare quale sia stata l’ultima conversazione; “l’abilità di dire addio a qualcuno sul suo letto di morte sembra improvvisamente come ricevere un pony per il tuo compleanno, paragonato a questa quieta deriva nella nebbia.

MAMMA MORTA DI ALZHEIMER

Alla fine però il pony arriva: Edie Thys Morgan dice di come la mamma sia uscita dalla nebbia e, già poche ore dalla morte, l’immagine che le è stata riconsegnata è stata quella di una donna “accattivante, spiritosa, capace, sottilmente esilarante e infinitamente gentile”. E che sì, Edie era triste, ma si trattava di una tristezza pura, semplice, la tristezza di una perdita ma senza quei sentimenti di colpa e rabbia che spesso l’autrice ha sentito nel corso della malattia. Il tema diventa attuale anche oggi, perché – scriviamo noi – l’idea di non poter salutare la mamma o un parente sul letto di morte è un tema comune nei giorni della pandemia da Coronavirus, e soprattutto nei primi momenti in cui tanta gente, per evitare di diffondere il contagio, se n’è andata da sola senza l’abbraccio di un familiare. Nel suo articolo comunque si parla espressamente di Alzheimer: “L’esperienza di perdere una persona amata per malattia vi fa sentire come tirati attraverso il buco di una serratura, l’ultima cosa che volete fare è tornare indietro e rivivere tutto”. Eppure adesso la Morgan può affermare di voler assolutamente dire alla gente di questo dono inaspettato, ovvero il poter rivivere il ricordo della persona che “pensavate di aver perso per sempre”.

La scrittrice dice di avere anche compilato una breve lista nella sua testa, come una “Guida tascabile all’Alzheimer per principianti”, una sorta di intuizioni da condividere con chi stia entrando in questa situazione e si senta spaventato, sconcertato e alla deriva. La Morgan parla di tutto: come un lungo viaggio (“di sola andata”) all’interno della malattia, le decisioni difficili come il ricovero in una casa di cura, le tensioni con i fratelli e “il protratto limbo di un declino che ha un orizzonte lancinante e immutabile”. La Morgan dice che i consigli potrebbero non essere accettati, che all’inizio della navigazione non si è mai pronti per accettare l’inevitabile verità e dunque qualche pratica utile. Ma alla fine di tutto, Edie dice che arriva finalmente quel regalo inaspettato: “Sulla spiaggia opposta c’è la persona che avete amato così tanto e lei risponde al saluto, esattamente come speravate di ricordarla”. Per spiegarlo meglio, un esempio: una camminata con un’amica intima che aveva incontrato la mamma di Edie solo poche volte, ma con la quale era nato subito un legame. L’amica indossava una t-shirt che la scrittrice le aveva regalato, e che in precedenza aveva regalato alla mamma; “la metto quando voglio somigliare di più a Nina” le ha confessato, ed eccolo allora quel grande regalo. “Sono arrivata al punto che mia madre mi manca esattamente nel modo in cui volevo che mi mancasse”.

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