Maneskin ‘zitti e buoni’ alle regole dell’Eurovision/ No parolacce e brano tagliato

- Paolo Vites

Per partecipare all’Eurovisione i Maneskin hanno accettato di togliere le due parolacce nel testo e di accorciare il brano Zitti e buoni

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Maneskin, Sanremo 2021

“Siamo ribelli non scemi”. E no ragazzi così non va. Se sei un ribelle lo sei sempre non solo quando vinci (Sanremo) e fai la foto con le mani bene in vista sul “pacco”, un gesto tanto trasgressivo e ribelle nel 2021 che Jim Morrison lo fece già cinquant’anni fa (non si è mai potuto appurare dalle immagini se lo fece davvero sbottonandosi anche i pantaloni) in  pubblico, durante un concerto e che gli costò l’arresto, il carcere e un processo che non vide la fine solo perché lui morì prima. Ma a quei tempi certi gesti si pagavano con la galera, oggi appaiono solo fastidiosi (anche se Facebook ha censurato la foto). Ma questo è un altro discorso.

Cosa è successo? I Maneskin come tutti i vincitori del Festival di Sanremo parteciperanno al prossimo Eurovision Song Contest come da regolamento internazionale, il festival della canzone europea. Ma qui – ecco il problema – vigono leggi ferree, molto più che quelle di Amadeus e soci (e poi la nazione bigotta e succube del Vaticano sarebbe l’Italia?): non si possono dire parolacce nelle canzoni e i brani non possono durare più di tre minuti. Due leggi che sono contro la concezione stessa del rock, quello che i Maneskin dicono di rappresentare, quando hanno gioito per la vittoria al Festival dicendo “Abbiamo fatto la rivoluzione”. Ma come, è già finita? Per partecipare hanno accettato di censurare la loro canzone (che, ironia della sorte, si intitola Zitti e buoni, come loro stanno facendo) togliendo le due parolacce incluse e anche di ridurla a tre minuti, tagliando un paio di riff di chitarra. Cosa quest’ultima che un vero artista rock non accetterebbe mai. “Non ci ha fatto piacere, l’abbiamo fatto perché altrimenti ci avrebbero squalificato. Abbiamo tolto una parolaccia, è stata una scelta di buon senso. Bisogna anche rendersi conto della realtà dei fatti, siamo ribelli, ma non scemi” dice Damiano. La realtà è un’altra: che pur di ottenere visibilità a livello internazionale hanno accettato di, come si dice, “tirare giù le braghe” e smentire la loro stessa essenza.

Tornando allo scomparso Jim Morrison, quando i Doors furono invitati a esibirsi al più importante programma televisivo americano, l’Ed Sullivan Show, i responsabili dissero loro che se avessero pronunciato la parola “high” (che allora era una allusione allo stato mentale procurato dalla droga, ma anche all’eccitamento sessuale) nel brano programmato, Light my fire, non sarebbero mai più stati invitati. Loro dissero di sì, ma durante l’esibizione, in diretta. Morrison cantò la parola incriminata, anzi urlandola ancora di più. Risultato: non furono mai più invitati. Per i Maneskin invece va bene che ”Vi conviene toccarvi i c…i” diventi “vi conviene non fare più errori” e “non sa di che c…o parla” sia “non sa di che cosa parla”. Ci domandiamo soltanto: Damiano si toccherà il pacco come ha fatto a Sanremo in caso di vittoria? Viva la rivoluzione.



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