MANUEL ANTONIO BRAGONZI, “MOWGLI” ITALIANO/ “Ho subito violenze, la natura invece…”

- Elisa Porcelluzzi

Manuel Antonio Bragonzi, dopo aver vissuto tre anni nei boschi del Cile, a 8 anni è stato adottato da una famiglia italiana.

Manuel Antonio Bragonzi
(Oggi è un altro giorno)

«Ero stufo delle violenze che subivo quotidianamente nel villaggio: mio nonno mi frustava tutte le mattine, ma subivo violenze anche da altre persone del villaggio. Ad un certo il punto bruciai la casa del nonno e scappai nel bosco, unico posto dove mi sentivo protetto»: così Manuel Antonio Bragonzi, il “Mowgli” italiano, a Oggi è un altro giorno. L’addio al villaggio e i tre anni passati nella foresta lo hanno salvato: «Penso che mi sono voluto bene, penso che ho avuto la fortuna di non adeguarmi alla violenza, come hanno fatto tutti gli altri: l’ho sempre rifiutata. Questo volermi bene mi ha fatto decidere di scappare e di andare a vivere in un luogo ricco di bellezza come la natura».

Manuel Antonio Bragonzi ha poi ricordato gli anni immerso nella natura: «Vivevo di quello che poteva donarmi la terra: rubavo le mele nei campi, ho imparato a cacciare con la fionda, mangiavo angurie e more selvatiche… Poi non sempre riuscivo a trovare, ma per me non era un’urgenza: l’urgenza vera era quella di trovare un mio posto nel mondo, scoprire e riscoprire chi fossi io. Rifiutavo di essere un umano, per me l’uomo era il male. E’ stato un bel percorso: la fame era una questione minimale, era più importante l’altro, ero più importante io». Poi sulla morte della madre, quando aveva tre anni, uccisa dal nonno: «La bellezza della natura mi ha aiutato a dare un senso a questa esperienza di dolore e di male: vedere uccidere la propria madre credo ti rimanga dentro per senso. Questa bellezza si è tramutata nell’incontro con i miei genitori adottivi». Poi l’incontro con l’amore, grazie ai genitori adottivi italiani: «La prima esperienza affettiva d’amore fu con i miei genitori adottivi in orfanotrofio. Mi hanno riempito di un affetto che non avevo mai provato in vita mia, mi sono sentito amato e mi sono sentito figlio». (Aggiornamento di MB)

Manuel Antonio Bragonzi, chi è il “Mowgli” italiano?

Manuel Antonio Bragonzi è nato nel 1976 a Sant’Elena, in Cile. Quando aveva solo tre anni ha visto uccidere sua madre, incinta. L’assassino lo prese con sé, facendosi chiamare abuelito (nonnino). Con quest’uomo è rimasto due anni, anni di sofferenza e maltrattamenti: “A 5 anni, ero stufo delle violenze che subivo da parte di tutti. Riaffiorò il ricordo di mia mamma. Allora scappai dal villaggio ed andai a vivere in un bosco”, ha raccontato Bragonzi a Vita. Per tre anni sopravvive da solo nei boschi: quando viene ritrovato, aveva 8 anni ma sembrava un bambino di 4, malnutrito e pieno di malattie. Nel 1985, dopo sei mesi in orfanotrofio, è stato adottato da una famiglia di Milano: “Il mio “sì” a loro fu immediato: non desideravo altro che essere amato, guardato e abbracciato. Il loro fu il primo abbraccio che sentii sul mio corpo, il primo gesto affettuoso nei miei confronti. Fu una bella sensazione. Ero finalmente figlio”.

Manuel Antonio Bragonzi: come è nata ANFAD

Manuel Antonio Bragonzi ha raccontato la sua storia nel libro “Il bambino invisibile”, scritto con il giornalista Marcello Foa nel 2012. Girando l’Italia per presentare il suo libro ha conosciuto molte realtà associative di genitori adottivi: “Fino ad allora non ero consapevole che esistesse una realtà adottiva. Vivevo quindi pienamente l’essere figlio, mai avrei pensato che ci fossero gruppi organizzati, una categoria dell’adozione. L’impatto con queste Associazioni fu per me di totale sorpresa”, ha raccontato a Vita. Poi ha incontrato Evelyn, una ragazza rifiutata dalla famiglia adottiva, da questo incontro è nata ANFAD (Associazione Nazionale Figli Adottivi), di cui è presidente: “Un’associazione di figli adottivi, per aiutare chi come lei era in difficoltà, aiutare in modo concreto, rispondendo a tutti i bisogni dei figli e dei genitori che non sanno più cosa fare per i loro figli”.

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