Manuela Bailo uccisa da Fabrizio Pasini/ Ex amante le tagliò gola e partì in vacanza

- Emanuela Longo

Omicidio Manuela Bailo al centro della prima puntata di Amore Criminale: la donna uccisa dall’ex amante ed ex collega Fabrizio Pasini condannato a 16 anni

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Omicidio Manuela Bailo (La vita in diretta

Sarà dedicata all’omicidio di Manuela Bailo la prima puntata della nuova stagione di Amore Criminale, il programma in onda nella prima serata di oggi di Rai3 e condotto da Veronica Pivetti. Manuela, 35enne di Nave, in provincia di Brescia, impiegata al Caf  Uil fu barbaramente assassinata la notte del 28 luglio 2018 da Fabrizio Pasini, all’epoca dei fatti sindacalista e collega 48enne col quale aveva una relazione clandestina. L’uomo, infatti, era sposato e padre di due figli. Quando però si presentò a Manuela, le confermò di essere separato, iniziando così una relazione basata sulla menzogna durata tre anni. Quella tra Manuela e Fabrizio fu sin da subito una storia d’amore basata su bugie e promesse continue, tra cui quella che un giorno avrebbero finalmente vissuto alla luce del sole la loro relazione come una qualunque coppia felice.

In realtà per lungo tempo Fabrizio portò avanti una doppia vita basando la sua storia con Manuela su un castello di bugie, fino a quel giorno d’estate di tre anni fa, quando proprio a causa delle tante menzogne tra Pasini e Bailo scoppiò l’ennesima lite culminata nel terribile delitto.

MANUELA BAILO, L’OMICIDIO E L’OCCULTAMENTO DI CADAVERE

E’ il 28 luglio 2018 quando dopo l’ennesima discussione tra i due amanti, Fabrizio Pasini prende la decisione di mettere per sempre fine alla relazione con Manuela Bailo, uccidendola. Un omicidio efferato che avviene a Ospitaletto, nella casa della madre di Pasini. Quella è anche la data della sparizione di Manuela, in quanto il suo assassino dopo il delitto nascose il cadavere in un sacco della spazzatura e lo seppellì nei pressi di una cascina adibita a ricovero macchinari appena fuori dal paese di Azzanello, ai confini della Provincia di Brescia, dove fu rinvenuto 23 giorni dopo. Nel periodo in cui erano in corso le ricerche della 35enne, Pasini decise di andare in ferie in Sardegna con la moglie e i due figli. Solo dopo essere rientrato nel Bresciano l’uomo confessò il delitto ai carabinieri, portando gli inquirenti sul luogo dove aveva sepolto Manuela e facendo anche ritrovare l’auto. Pasini credeva di averla fatta franca, ma in realtà era già pedinato dai Carabinieri che attendevano solo di completare il quadro indiziario a suo carico.

FABRIZIO PASINI CONDANNATO A 16 ANNI

Durante la sua confessione, Fabrizio Pasini asserì che la morte di Manuela Bailo era avvenuta dopo una caduta dalle scale della donna, in seguito ad un litigio. Tuttavia nel corso del processo a carico dell’ex sindacalista, la sua versione fu totalmente ribaltata. Fu infatti ben presto evidente che Manuela venne uccisa con dei tagli alla gola, mentre il suo ex amante dal carcere continuava a ripetere: “Lo giuro, non le ho tagliato la gola”. Eppure a smentirlo sono le motivazioni della sentenza di condanna a 16 anni per omicidio volontario pronunciata dai giudici della Corte d’Assise d’appello di Brescia nei confronti di Fabrizio Pasini, nelle quali i giudici scrivono senza mezzi termini: “Risulta provato che Manuela Bailo non morì per effetto del traumatismo patito al capo, ma che le furono inferti uno o due tagli alla gola quando la giovane era ancora in vita”. Fu dunque acclarato che Manuela era ancora viva quando le fu tagliata la gola e non sarebbe caduta dalle scale dopo una lite come asserito dall’uomo.

OMICIDIO MANUELA BAILO: MOTIVAZIONI SENTENZA APPELLO

Secondo le motivazioni della sentenza di secondo grado che ha condannato Fabrizio Pasini a 16 anni, l’uomo sarebbe “un abile manipolatore e consumato mentitore non solo negli accadimenti della sua vita familiare e sentimentale ma anche nei momenti, certamente tragici e tali da mettere in crisi gli equilibri di ognuno, immediatamente successivi al tragico epilogo del suo rapporto con Manuela Bailo”. I giudici dell’Appello infatti, misero in evidenza “l’abile operazione di depistaggio” che Pasini mise in atto nei giorni immediatamente seguenti al delitto al fine di ritardare la presa di coscienza di familiari e conoscenti rispetto alla sparizione della vittima. Cosa avrebbe spinto l’ex sindacalista ad uccidere? Secondo i giudici vi fu una sorta di “cambio di programma”: Manuela volava passare la notte con lui che tuttavia non aveva intenzione di consolidare in nessun modo quella relazione.

Dunque il delitto, come riportò Giornale di Brescia, non fu mosso “da un impeto mosso in un contesto di gelosia o di rifiuto, ma dalla deliberata scelta dell’imputato, giunto a un vero e proprio redde rationem (resa dei conti, ndr) con le sue menzogne, di sopprimere l’amante anziché confessarle, accettando le conseguenze, l’impossibilità da parte sua di imboccare quella strada di consolidamento della loro relazione verso la quale egli stesso l’aveva sempre più illusa”. Dopo la sentenza di secondo grado non vi è stato alcun ricorso in Cassazione e dunque la pena a 16 anni per Fabrizio Pasini è diventata definitiva.



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