Marcello Lippi si racconta/ “Non allenerò club italiani, ma in futuro…” (esclusiva)

- int. Marcello Lippi

Intervista esclusiva a Marcello Lippi: l’ex CT della nazionale ci ha raccontato del suo passato come allenatore e ha commentato i risultati ottenuti da Roberto Mancini in azzurro,

Marcello Lippi Guangzhou Evergrande lapresse 2019
Marcello Lippi, qui ai tempi del Guangzhou Evergrande (Foto LaPresse)

Marcello Lippi è uno degli allenatori più grandi della storia del calcio. Non solo per aver portato l’Italia alla conquista del Mondiale 2006 in quella fantastica notte di Berlino. Prima della nazionale, il grande ciclo con la Juventus diviso in due parti (nel mezzo l’avventura con l’Inter): cinque scudetti, una Coppa Italia, quattro Supercoppe Italiane, soprattutto i trionfi in campo internazionale che mancavano dai tempi di Giovanni Trapattoni. Lippi è uno dei due soli allenatori (l’altro è Vicente Del Bosque) ad aver messo in bacheca Mondiale e Champions League; in seguito è andato in Cina e, come allenatore del Guangzhou Evergrande, ha vinto sei trofei prima di diventare Commissario Tecnico della nazionale locale (senza troppe fortune). Figura di riferimento del calcio italiano, una delle più vincenti ma anche delle più carismatiche, Lippi si è raccontato in esclusiva a IlSussidiario.net parlando a tutto tondo della sua carriera, della Juventus, dei risultati della nazionale e della situazione del calcio attuale.

Ha avuto una carriera inimitabile: ci può raccontare un aneddoto della sua vittoria ai Mondiali in Germania? Devo dire che non c’è un aneddoto particolare. E’ stato tutto bello, tutto fantastico: quella Nazionale ha giocato al 150% e ha raggiunto un traguardo eccezionale.

Crede che la nostra nazionale possa ripetere le imprese di quella di Marcello Lippi? E’ l’augurio che faccio agli azzurri, è quello di tutti: rivedere l’Italia a grandi livelli. Quello che speriamo possa in tutti i sensi.

Cosa pensa di Roberto Mancini? E’ un tecnico validissimo, preparato tatticamente e tecnicamente ma soprattutto in grado di dare un senso di appartenenza ai colori della nostra nazionale.

La strada intrapresa con i giovani potrebbe già essere vincente agli Europei? L’Italia parte sempre per vincere, ma ragionevolmente in quanto tempo potremmo tornare tra le grandi favorite? Difficile dirlo: Mancini ha sicuramente intrapreso una strada coraggiosa scegliendo giovani che in alcuni casi non avevano nemmeno giocato in Serie A, e li ha messi al centro del progetto. Il gruppo ha un’età media bassa, finora la nazionale ha fatto molto bene e penso possa conseguire traguardi importanti.

Parliamo adesso di Juventus: le manca qualcosa per vincere in Europa, e se sì cosa? No, penso che non le manchi davvero niente: ormai è tra le tre-quattro squadre migliori d’Europa, lo è in maniera stabile.

Quali sono i ricordi più belli di quegli anni in bianconero? Sono tanti a dire il vero: il primo scudetto e gli altri quattro, la Coppa Italia e poi le vittorie di Champions League e Coppa Intercontinentale. E’ stato un periodo bellissimo, ne conservo ricordi fantastici.

In campionato cosa pensa del duello scudetto con l’Inter? Un duello molto appassionante, che potrebbe durare fino all’ultima giornata. Va però sottolineato che la Juventus è ancora al 60%-70% del suo potenziale e, già così, è imbattuta in campionato e Champions League…

Cosa le ha dato l’esperienza in Cina dal punto di vista professionale e umano? Molto: sotto il profilo tecnico credo di essere riuscito a insegnare questo sport nel migliore dei modi, vincendo anche tanto. Dal punto di vista umano, sono contento di aver potuto conoscere a fondo un Paese di grande storia e cultura.

Nel suo futuro c’è la volontà di allenare in altri Paesi? Sicuramente a oggi non allenerei una squadra di club, soprattutto in Italia. Magari, tra sei-sette mesi, potrebbe venirmi la voglia di tornare in panchina e allora potrei decidere di allenare all’estero…

Cosa pensa del calcio attuale? Cosa sono le cose che cambierebbe? E’ uno sport che amo a fondo, in tutti i suoi aspetti; è sempre stato così, e penso che oggi vada bene in questo modo.

Sta facendo discutere, nel bene e nel male, la Var: Platini ad esempio ha detto che è uno strumento inutile. Lei cosa ne pensa? Io credo invece che la Var possa essere utile per migliorare alcune decisioni arbitrali e che, per tante situazioni che si verificano durante le partite, sia uno strumento importante per aiutare gli arbitri.

Il calcio femminile sta evolvendo: tanti spettatori, l’interesse delle televisioni, i Mondiali che hanno avuto grande successo. In Italia potrà mai arrivare a essere un punto di riferimento come in altre nazioni? Non lo so, ma intanto questa crescita è positiva: il successo dei Mondiali lo ha confermato, penso il calcio femminile possa avere anche lui la sua parte. Avendo seguito Milan-Juventus posso dire di essermi divertito molto; credo quindi che possa esserci un futuro sempre più rilevante.

(Franco Vittadini – Claudio Franceschini)

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