Marco Carta/ “Assolto ma nonna non ha potuto gioire con me, sono arrabbiato!”

- Dario D'Angelo

Marco Carta ospite di Barbara D’Urso a Domenica Live ha commentato la sua assoluzione dopo i fatti alla Rinascente ma ammette di essere arrabbiato

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Marco Carta, Domenica Live

Assolto con formula piena dall’accusa di furto aggravato: Marco Carta ospite di Domenica Live ha potuto finalmente gioire dopo la sua assoluzione per i fatti alla Rinascente di Milano. Un evento che gli ha causato delle gravi ripercussioni sia mentali che fisiche: “Come puoi immaginare, è passato un anno e mezzo difficile!”, ha subito dichiarato a Barbara d’Urso. “Il web è stato ferocissimo, adesso è molto più leggero, adesso sono il primo che può ridere e scherzarci ma quando non capisci se la gente ti crede o no non capisci se è una battuta”, ha dichiarato oggi. Oggi Marco può fare un sospiro di sollievo: “Sono felice ma c’è un po’ di rabbia, un anno e mezzo di vita non è pagabile e non esiste la macchina del tempo, è stato un anno e mezzo terribile, bruttissimo. Anche se nessuno mi vede mai col muso sui social. La sua grande rabbia è legata al fatto di non aver potuto rendere orgogliosa la sua nonna che non ha potuto assistere alla sua assoluzione: “Sono stato tutte e tre le volte arresto”, ha ricordato. La nonna però non ha visto la sua vittoria. “Lei avrebbe voluto fare qualcosa per aiutarmi, è sempre stato il mio angelo. Non ha potuto gioire con noi e sono arrabbiato perchè questo è stato un processo mediatico dove ognuno ha detto quello che voleva, come voleva e indirizzato a quello che voleva. Adesso tiro fuori le pall* e ti dico che sono arrabbiato perchè la situazione è chiusa ed ho perso un anno e mezzo del mio lavoro”, ha aggiunto Carta. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

MARCO CARTA A DOMENICA LIVE

Tra gli ospiti più attesi di Barbara D’Urso a Domenica Live c’è sicuramente Marco Carta. Il cantante racconterà al pubblico di Canale 5 la fine di un incubo: pochi giorni fa, infatti, l’ex vincitore di Amici di Maria De Filippi è stato assolto per il furto di sei magliette del valore di 1200 euro, alla Rinascente di Milano, nel maggio 2019. Carta, intervistato dal Corriere della Sera al riguardo, ha denunciato un certo accanimento nei suoi confronti: “Questa vicenda mi ha insegnato che la vita è imprevedibile. Io ero già stato assolto in primo grado con formula piena, estraneo ai fatti. Ed è molto raro, mi dicono, che la Procura ricorra in appello per un furto di magliette. Era una mossa che non mi aspettavo, perciò ora ci tengo a sottolineare che sono stato assolto ‘anche’ in secondo grado“. Marco Carta ha spiegato di avere appreso della notizia dell’assoluzione confermata in Appello a casa: “Mi hanno chiamato un po’ prima e avevo ancora la suoneria bassa. Non ho risposto. Ero pure in ansia, non stavo aspettando altro…La comicità è che, quasi quasi, facevo prima a scoprire dai siti dei giornali che ero stato assolto. Per fortuna, ho sentito la vibrazione del telefono. L’avvocato mi ha detto: è andata come doveva andare. E io: e quindi? Lui tentennava…Abbiamo un rapporto giocoso. Alla fine, mi fa: è ovvio, ti hanno assolto!“.

MARCO CARTA DOPO L’ASSOLUZIONE: “RIPERCUSSIONI SULLA MIA SALUTE MENTALE E FISICA”

Nonostante oggi Marco Carta possa salutare con gioia e sollievo la fine di un incubo, il suo percorso nei tribunali gli ha procurato tante sofferenze: “Sono stato molto male. Ho avuto ripercussioni sulla salute mentale e fisica, non voglio entrare nei dettagli, ma lo stress si è fatto sentire. Quella giornata e quello che ne è seguito sono stati un trauma“. Di questo parlerà il cantante ospite da Barbara D’Urso, approfittando della vetrina offerta dalla conduttrice di Canale 5 per annunciare il suo nuovo singolo, ormai prossimo all’uscita. Chissà, però, che un pensiero non vada anche alla persona che più di tutti oltre a lui ha sofferto l’onta del processo: l’amata nonna. Lei, spiega il cantante, “è morta ad aprile ed è la donna che mi ha cresciuto quando ho perso mia madre e mi sono trovato solo, a 10 anni. Era viva quando ho vinto in primo grado, ma ha fatto in tempo a sapere che il Pm aveva fatto ricorso. Diceva: ma quando finirà? Questo era il mio incubo al quadrato. E’ morta di tumore, ma era in ospedale da sola e, per le misure anti Covid, nessuno ha potuto starle vicino.Farla morire da sola era l’ultima cosa che avrei voluto per lei, che temeva solo due cose: il buio e la solitudine. Infatti, casa nostra a Cagliari è detta “la casa del sole” perché c’è sempre luce e gente“.



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