Marco Casula, ricercatore Cnr alle Svalbard/ “Non posso tornare per il coronavirus..”

- Davide Giancristofaro Alberti

Marco Casula, ricercatore Cnr alle Svalbard: la vita a 1000 km dal Polo Nord: “Oggi era meno freschino del solito, c’erano meno 15 gradi”

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Marco Casula, ricercatore Cnr (Rai)

Sono tante le mente geniali italiane in giro per il mondo, fra cui Marco Casula, ricercatore del Cnr che si trova attualmente a Ny-Alesund, nell’arcipelago delle Svalbard, in Artico a circa 1000 km dal Polo Nord. In collegamento con La Vita in Diretta ha spiegato: “Oggi la giornata un po’ più tiepida rispetto agli altri giorni, sta nevicando fuori ma ci sono -15/-16”. Casula è l’unico nostro connazionale nella “base” delle Svalbard: “Siamo in 30 persone in questo centro di ricerca internazionale e viviamo in queste condizioni di isolamento da diversi mesi. L’attività lavorativa che svolgiamo nell’Artico consiste nel monitorare questo ambiente a 360 gradi: studiamo il suolo, l’aria e l’acqua. Al momento io sto studiando la neve superficiale e il particolato. Acquisiamo dati a lungo termine e facciamo un campionamento giornaliero per capire la dinamica dei processi ambientali e dei cambiamenti climatici in corso”. Anche nel centro di ricerca si è festeggiata la Pasqua: “Le festività in questi centri di ricerca sono molto sentite, sono fra i pochi momenti in cui possiamo tornare alla normalità. Ci mettiamo in camicia… Le festività sono iniziate attorno a giovedì, la comunità è molto unita, si cerca di condividere molto tempo assieme finita l’attività lavorativa”.

MARCO CASULA: “LE SVALBARD SI SONO CHIUSE A RICCIO”

“Il posto più vicino rispetto alla base? – ha proseguito Casula parlando con Lorella Cuccarini – siamo a 79 gradi nord delle isole Svalbard, che da quando è iniziata la pandemia si sono chiuse a riccio. Io sono a 4 ore di volo dalla Norvegia. Qui siamo solo ricercatori”. Ovviamente si parla anche di Coronavirus: “Rendiamo onore a chi sta lavorando in ospedale – dice a riguardo il ricercatore – e bisogna valorizzare la ricerca, solo con questa si può prevenire determinate cose. Per il coronavirus non è cambiato moltissimo per noi, anche se dobbiamo lavorare in maggiore sicurezza perchè l’ambiente qui è molto rischioso. L’invito che mi sento di fare gli italiani è quello di creare una propria bolla di sapone come facciamo noi, e dedicarsi alle cose che non si ha il tempo di fare normalmente. Sono partito il primo gennaio, dovevo tornare l’1 marzo, poi abbiamo sposato la data di ritorno al primo aprile, ma attualmente non ho una data di ritorno fissata, in quanto nessun collega può venire qui, e per noi è importante proseguire il lavoro. Nessuno avrebbe mai immaginato una cosa simile – conclude – per fortuna c’è internet che mi permette di rimanere in contatto con i miei genitori, amici, parenti e colleghi”.



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