Marco Giallini/ “Se mio figlio fosse gay mi dispiacerebbe: in questo mondo di merd*…”

- Emanuela Longo

Marco Giallini, padre prima di attore: il suo rapporto con i due figli che porterà con sé sul set di Rocco Schiavone

marco_giallini_film
Marco Giallini

L’attore romano Marco Giallini torna a vestire i panni di interprete e protagonista insieme a Salemme e Battiston nel nuovo film in uscita oggi su Amazon Prime, “E’ per il tuo bene”. Alla vigilia del suo ritorno ha colto l’occasione per raccontarsi non tanto come attore quanto come padre in una intervista a Repubblica, in cui si è definito “un padre all’antica, ma moderno”. Nel corso dell’intervista è tornato a parlare di una domanda che le fece in passato una giornalista, ai tempi dell’uscita del film “Se Dio vuole” e che evidentemente lo ha colpito al punto da voler ribadire il suo punto di vista in merito: “Una sua collega mi chiese come avrei reagito se mio figlio mi avesse detto che era gay. Mi dispiacerebbe, risposi. Gelo. E io: lo sa perché mi dispiacerebbe? Perché in un mondo di merda come il suo, dove guardate se uno è abbronzato o se gli piace l’uccello o la patatina, come se la passerebbe mio figlio?”, ha replicato. Tornando al suo ruolo di padre, Giallini ha voluto descrivere il suo rapporto con i due figli che si è ritrovato a crescere da solo dopo essere rimasto vedovo nel 2011.

MARCO GIALLINI ED IL RAPPORTO CON I FIGLI

Marco Giallini parla con grande amore dei suoi figli, e da padre – all’antica ma moderno, come si è definito – racconta: “Uno fa Lettere e Filosofia e studia il cinema, l’altro fa il Classico, cose che non serviranno a un cavolo a nessuno dei due”. Tra pochi giorni riprenderanno le riprese di Rocco Schiavone e Giallini ha deciso di portare i suoi figli con lui, “dopo essere stati appiccicati per tutto il lockdown”. Il loro è un rapporto così forte che è ben descritto dal tatuaggio con tre lupi che si è fatto imprimere sulla pelle: “Io in mezzo e due ai lati. Siamo noi”, dice. Il figlio maggiore ha quasi 23 anni e, racconta l’attore, la sera gli scrive per avvertirlo di essere a letto, “perché abito un piano sopra loro. Vivono con gli zii che non hanno avuto figli”. Può definirsi un buon padre? “Se a Capodanno i miei figli scrivono delle parole che mi fanno fermare per strada e mettermi a piangere per venti minuti penso di essermela cavata fino ad ora abbastanza bene”, commenta.

© RIPRODUZIONE RISERVATA