MARCO VANNINI/ Automobilista:”Antonio Ciontoli mi puntò pistola contro”(Quarto Grado)

- Emanuela Longo

Omicidio Marco Vannini: l’approfondimento di Quarto Grado e le ultime novità. Il testimone Davide Vannicola ascoltato in procura, svolta vicina?

Omicidio Marco Vannini
Omicidio Marco Vannini

Emergono delle ombre dal passato di Antonio Ciontoli, l’uomo che esplose il corpo di pistola risultato fatale per la morte di Marco Vannini. Un automobilista intervistato dalla trasmissione “Quarto Grado” ha infatti svelato un racconto inedito:”Ero sul tratto dell’Aurelia, avevo una macchina che per una 30ina di seconda voleva strada con gli abbaglianti, io non potendomi spostare subito ho rallentato un po’ per far rallentare lui, per dirgli ‘perché vai così veloce’. Io ho tirato giù il finestrino. Lui, questa persona, ha alzato la mano e mi ha puntato una pistola: io ho rallentato immediatamente, ho frenato immediatamente e mi sono spaventato abbastanza”. Poi cosa accade:”In televisione stavo appunto vedendo questa tragedia che è successa, ho visto la persona e l’ho riconosciuta immediatamente: era il signor Ciontoli. Io avevo paura che per la velocità a cui andava questa persona fosse alterata da qualche sostanza, però ho visto il suo viso duro, molto arrabbiato, mi sono spaventato”. (agg. di Dario D’Angelo)

DAVIDE VANNICOLA ASCOLTATO IN QUESTURA

Sono trascorsi oltre quattro anni dalla morte di Marco Vannini, giovane 20enne di Cerveteri ucciso la notte del 18 maggio 2015 nella casa dei Ciontoli, la famiglia della fidanzata Martina, a Ladispoli. Era presente anche lei la sera in cui il padre Antonio – come confessò poi lui stesso – esplose un colpo di pistola che ferì a morte il ragazzo. Da allora, la trasmissione Quarto Grado si è sempre occupata della vicenda e tornerà a farlo anche questa sera con un nuovo approfondimento su Rete 4. Le ultime novità sono importantissime e già da alcune settimane c’era nell’aria l’odore di una possibile svolta, dopo due sentenze di condanna che hanno provocato il malcontento della famiglia della vittima. Davide Vannicola, il super testimone intervistato nelle passate settimane dalla trasmissione Le Iene, è stato ascoltato in procura nelle ultime ore ed avrebbe confermato in quella sede quanto già riferito alle telecamere del programma di Italia 1. L’uomo aveva dichiarato quanto gli riferì l’ex comandante dei carabinieri di Ladispoli, Roberto Izzo. Una confidenza importante ma che andrebbe a ribaltare quanto finora sostenuto nelle aule di due tribunali: a sparare a Marco Vannini potrebbe non essere stato Antonio Ciontoli.

MARCO VANNINI: IMPORTANTI NOVITÀ

In un servizio per la trasmissione Le Iene sulla morte di Marco Vannini, Vannicola aveva riferito la confidenza dell’amico Izzo secondo il quale, a sparare il colpo di pistola nella villetta dei Ciontoli non sarebbe stato il capofamiglia, come dallo stesso dichiarato, ma il figlio Federico. Subito dopo il ferimento mortale, il carabiniere avrebbe ricevuto una telefonata da Antonio Ciontoli nella quale gli avrebbe confidato che i suoi familiari avevano “fatto un casino”. Quindi sempre Izzo avrebbe confidato al supertestimone di aver saputo da Ciontoli che a sparare Marco non era stato lui. La testimonianza sin dall’inizio si rivelò talmente clamorosa da poter aprire nuovi scenari inediti sulla vicenda relativa all’omicidio di Marco Vannini. Ricordiamo che per l’uccisione del ragazzo, Antonio Ciontoli è stato condannato in Appello a soli 5 anni di reclusione per omicidio colposo ed è attualmente libero.

VERSO LA SVOLTA?

Sono numerosi i lati oscuri su quanto davvero accaduto nella villetta di Via Alcide De Gasperi in cui si trovava Marco Vannini la sera nella quale rimase gravemente ferito, morendo poi diverse ore dopo in ospedale. Davide Vannicola, a Giulio Golia spiegò che lo stesso Izzo avrebbe consigliato ad Antonio Ciontoli di assumersi le colpe dello sparo. “Un giorno Izzo mi viene a trovare in negozio e mi dice: ‘Amico mio, forse ho fatto una cazzata, che forse a livello di coscienza non si può recuperare perché è morto un ragazzo. È una cosa che mi porterò dentro tutta la vita”, raccontò il testimone alla trasmissione Mediaset. Ma c’è di più perchè secondo Vannicola, la presunta telefonata che Antonio fece a Izzo partì ancor prima delle due ufficiali messe agli atti, perdendo ulteriormente tempo nella richiesta dei soccorsi, pur sapendo la gravità della situazione. Ora, pare che tutto quanto già dichiarato in tv Vannicola lo avrebbe riproposto anche in procura. Dobbiamo aspettarci una svolta a breve?

© RIPRODUZIONE RISERVATA