Mario Corso è morto/ Inter: “odiato” da Herrera, pupillo di Angelo Moratti

- Claudio Franceschini

Mario Corso è morto: per la sfida contro la Sampdoria di domani sera, lutto al braccio per la compagine interista

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Mario Corso è morto: con l'Inter ha giocato per 16 stagioni (Foto LaPresse)

Il piede sinistro di Dio, ma anche il campione che amava giocare con i calzettoni abbassati: Mario Corso, indimenticabile fuoriclasse dell’Inter, è stato questo ma non solo. Ma da dove nasce la “moda”, o il vezzo, se così si può dire, di scendere in campo con i calzettoni arrotolati? La risposta è che anche i miti hanno dei miti che fungono per loro da fonte di ispirazione: come Omar Sivori. Pupillo di Angelo Moratti, è noto come il “Mago”, Hilenio Herrera, avesse con lui un rapporto “conflittuale”, per usare un eufemismo. Per questo motivo, all’inizio di ogni sessione di mercato, ne chiedeva la cessione. Se Mario Corso fa parte della “Grande Inter” che vinse tutto, dunque, non lo si deve di certo al Mago, bensì al presidente Angelo Moratti, che di anno in anno lo rese “intoccabile” per via del suo dichiarato amore calcistico. (agg. di Dario D’Angelo)

MORTE MARIO CORSO: MORATTI, “MIO PREFERITO DELLA GRANDE INTER”

Continuano a susseguirsi i messaggi di cordoglio per la morte di Mario Corso, grande campione dell’Inter di Herrera. Parole commosse sono arrivate anche da parte dell’ex presidente nerazzurro, Massimo Moratti, che intervistato dall’ANSA ha svelato: “Mario era l’unico calciatore che Pele dichiaratamente avrebbe voluto nel suo Brasile: questo per far capire ai giovani la portata della classe del mio amico. Era il mio preferito della Grande Inter, ma anche mio padre lo adorava, e lui rimase sempre vicino alla nostra famiglia. Tecnica sopraffina, gioco in controtempo, le punizioni cosiddette a foglia morta: era un piacere vederlo giocare…”. Parole, quelle di Massimo Morati, che una volta di più aiutano a dare la dimensione del talento sconfinato del “piede sinistro di Dio”. (agg. di Dario D’Angelo)

MORTE MARIO CORSO, LE PAROLE DI BERLUSCONI

Mondo del calcio in lutto per la morte di Mario Corso, mito della storia dell’Inter. Nelle ultime ore si sono moltiplicati i messaggi di cordoglio per la scomparsa del 78enne, questo l’omaggio di Silvio Berlusconi: «Quando ho sentito la notizia della scomparsa di Mario Corso mi si è stretto veramente il cuore. Ho rimpianto di lui e di quel calcio». Così, sui social network, l’ex nerazzurro Alessandro Altobelli: «Noi ti ricordiamo così grande Mario,per noi Interisti sei Immortale come i tuoi calzettoni giù e la Foglia Morta,Mario grazie per averci insegnato come si gioca al calcio,adesso puoi tornare dal tuo Maestro,R.I.P. Mancino di DIO!!! AMALO!!!». Infine, le parole del sindaco di Milano Beppe Sala: «Mario Corso se ne è andato. È stato un calciatore che ha fatto sognare la mia generazione. Ma oggi io ho perso un amico, una delle più belle persone che la vita mi ha fatto incontrare». (Aggiornamento di MB)

MORTE MARIO CORSO, LE PAROLE DI ONOFRI

La morte di Mario Corso, scomparso quest’oggi all’età di settantotto anni, ha scosso il mondo del calcio e tutti gli ex calciatori che hanno avuto modo di conoscerlo. Tra questi l’attuale opinionista di Telenord, Claudio Onofri, ex allenatore e giocatore del Genoa, maglia indossata anche da Corso quasi al termine della sua carriera. “Mariolino spero tu possa insegnare lassù come si passa e si tira col mancino perché difficilmente in quel senso credo ci possa essere un prof. migliore”, scrive Claudio Onofri. L’ex capitano del Genoa condivide coi tifosi rossoblu i suoi ultimi ricordi legati a Mario Corso: “Una cena a Recco con Gigi Simoni e l’ultimo saluto qua a Genova a Spartaco Landini…e in ogni occasione dimostravi una sensibilità, una classe cristallina perfettamente conforme a quella calcistica. Ciao Mariolino, riposa in pace”. (Aggiornamento di Jacopo D’Antuono)

MARIO CORSO E’ MORTO, I RICORDI DEI TIFOSI DELL’INTER

La notizia della morte di Mario Corso trafigge il cuore dei tifosi dell’Inter e di tutti gli amanti del calcio. Il mancino dotato di un talento cristallino, al punto di essere soprannominato “il piede sinistro di Dio”, si è spento all’età di 78 anni e sono in tanti, in particolare sui social, a piangerne ora la scomparsa. Riccardo Cucchi, storico radiocronista Rai, commenta: “Inseguivo le sue corse con la fantasia; il suo sinistro mi incantava; amavo quei calzini arrotolati. L’11 incollato sulle spalle per vendere sogni che non vedevo l’ora di comprare. Per pochi spiccioli di speranza. E di amore per il calcio”. Anche Enrico Ruggeri, grande interista, è affranto dal dolore: “Il bambino che c’è in noi fatica sempre più a rimanere vivo. Poi ci sono giorni nei quali sembra abbandonarci per sempre. Le volte che ci siamo incontrati ero troppo emozionato per chiedergli le mille cose che avrei voluto sapere. Un giorno rimedierò”. (agg. di Dario D’Angelo)

MARIO CORSO È MORTO: ZANETTI, “UN MITO”

Il mondo del calcio si stringe attorno alla famiglia di Mario Corso, indelebile campione del pallone, morto oggi all’età di 78 anni. Un lutto che per ovvi motivi ha colpito maggiormente da vicino la società Inter, che attraverso i propri social ha ricordato Mariolino con tali parole: “Interista, campione eterno dotato di infinita classe. Con il suo sinistro ha incantato il mondo in una squadra che ha segnato un’epoca. I pensieri e l’affetto di tutti noi vanno alla famiglia in questo momento difficile”. Ha fatto seguito il pensiero della bandiera e vicepresidente nerazzurro, Javier Zanetti, che attraverso la propria pagina Instagram ha scritto: “Un pensiero di vero cuore per una splendida persona, un mito della nostra Inter. Ricorderò sempre tanti bellissimi momenti insieme. Ciao Mario”. Come riferisce l’agenzia Ansa, per la partita di domani sera contro la Sampdoria, la compagine meneghina scenderà in campo con il lutto al braccio e prima del fischio di inizio si terrà un minuto di silenzio. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

MARIO CORSO È MORTO, ADDIO AL GENIO DELLA GRANDE INTER, INVENTORE DELLA FOGLIA MORTA

Mario Corso è morto a 78 anni: una notizia che sconvolge il mondo del calcio, il fenomenale mancino della Grande Inter di Helenio Herrera. Le sue punizioni a foglia morta hanno incantato per anni; Gyula Mandi, commissario tecnico di Israele, dopo una sconfitta nel 1961 disse che a risultare decisivo era stato “il piede sinistro di Dio”. Questo era Mario Corso, anche se poi era molto di più: nell’Inter giocava con il numero 11 e all’epoca, quando dalla numerazione si capiva ancora molto, lui aveva già ridefinito il concetto di ala. Correva poco in prima persona, faceva invece correre il pallone: spesso lo trovavi dietro gli attaccanti, precursore di un trequartista che all’epoca non esisteva come concetto. Tutto, ovviamente, con il suo mancino. Veronese di nascita, classe 1941, i primi passi li ha mossi nella squadra del quartiere locale di San Michele Extra; a quasi 17 anni fece l’esordio ufficiale nell’Inter, che nel frattempo lo aveva acquistato per 9 milioni delle vecchie lire. Tra il 1957 e il 1973 Corso è stato un calciatore nerazzurro: le statistiche ci dicono che ha segnato 94 gol giocando 509 partite, il palmarès lo accredita di quattro scudetti, due Coppe dei Campioni e altrettante Intercontinentali.

MARIO CORSO E’ MORTO

Di quella Grande Inter di Helenio Herrera, Corso era l’ultimo nome: una filastrocca mandata a memoria e che ha resistito alla consunzione del tempo, il veronese accanto a Luisito Suarez e poco dopo Sandro Mazzola, quegli eroi che sono stati in grado di dominare in Italia e acquisire fama internazionale battendo anche il grande Real Madrid. Per definire lo status di Corso, basti pensare che la carriera la chiuse al Genoa, giocando praticamente solo un anno; eppure il Grifone lo ha omaggiato con l’inserimento nella personale Hall of Fame. In nazionale ha giocato 23 partite (4 gol) ma ha sempre mancato i grandi appuntamenti: non fu convocato per i due Mondiali che avrebbe potuto giocare (1962 e 1966, si disse per contrasti con il CT Edmondo Fabbri), non c’era nemmeno quando l’Italia salì sul tetto d’Europa. Un gran peccato certamente, ma la storia è piena di giocatori straordinari che nelle selezioni hanno avuto poca fortuna. Dopo aver appeso le scarpe al chiodo, Corso è diventato allenatore e anche qui è riuscito a lasciare il suo indelebile segno. Subito lo scudetto Primavera con il Napoli, poi una salvezza in Serie B con il Lecce ed ecco il grande ritorno.

Ernesto Pellegrini, allora presidente, lo volle come sostituto di Ilario Castagner promuovendolo dalle giovanili: rovinò il primo derby di Silvio Berlusconi vincendo 1-0, si qualificò per la Coppa UEFA ma non fu riconfermato. Mario Corso ripartì allora dal Mantova: vinse il campionato di Serie C2 e l’anno seguente si prese il sesto posto nella categoria superiore. Da tecnico, chiuse nella sua Verona: fece il direttore tecnico in coppia con il grande Nils Liedholm, che per quattro stagioni fu avversario nelle stracittadine all’ombra della Madonnina. Da quel momento – era il 1992 – decise di dedicarsi interamente ai nerazzurri: faceva l’osservatore per la società che lo aveva reso celebre. Da oggi purtroppo possiamo solo ricordarlo, per quelle sue magie sul terreno di gioco e per il piede sinistro che è stato tra i più educati e geniali in tutta la storia del calcio; ma anche per la sua grande disponibilità, spesso la redazione de IlSussidiario.net lo aveva contattato per pronostici che, ovviamente, avevano a tema la sua Inter.

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