“Mario Draghi più bravo a basket che a calcio”/ L’amico di scuola “Con le ragazze…”

- Davide Giancristofaro Alberti

Il futuro premier italiano, Mario Draghi, raccontato dal suo vecchio compagno di scuola, Giuseppe Tuffi: “A calcio era bravo ma a basket era meglio”

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Mario Draghi, presidente del Consiglio (LaPresse)

Il medico chirurgo Giuseppe Tuffi, oltre ad essere noto per il suo ex ruolo da direttore del reparto di chirurgia d’urgenza all’Ospedale San Camillo di Roma, è stato anche compagno di classe dell’attuale presidente del consiglio, Mario Draghi. Parlando con i microfoni del programma di Rai Radio 1, Un Giorno da Pecora, ha spiegato: “Mario era una ragazzo molto serio e molto bravo a scuola. Anche allora era molto bravo nelle materie scientifiche mentre non era molto orientato verso quelle letterarie. Però non andava male in nessuna materia. Quale voto prendeva nella peggiore delle ipotesi? Forse un sette”.

Un Mario Draghi che era bravo anche nello sport: “Facevamo diversi sport, lui giocava sia a calcio che a basket. A calcio però non eccelleva, era molto ragionatore in campo, non irruento”. E se Tuffi deve proprio fare un paragone, Mario Draghi lo ricordava “Un centrocampista alla Agostino Di Bartolomei”. Meglio nel basket però: “Era più bravo a pallacanestro, giocava molto bene anche se non era molto alto”.

“CON MARIO DRAGHI CI TIRAVAMO I CANNOLI”

Mario Draghi era quindi un bravo studente, un ottimo sportivo e anche un bravo compagno di classe: “In molti si rivolgevano a lui, ci dava una bella mano, specie nelle materie scientifiche. Faceva copiare? No, gli chiedevamo informazioni sui compiti”. Qualche problema in più invece con le ragazze: “La nostra scuola era solo maschile – ha confessato a Rai Radio 1 il dottor Tuffi – e con le ragazze ci ‘arrangiavamo’ con una scuola privata della zona, le suore di Neveres. Ci andavamo ognuno per conto proprio, di nascosto”. Ma ai tempi indossava già il suo famoso cappotto e la giacca? “Col cappotto non me lo ricordo, mentre ricordo che era sempre in giacca, già allora”. In chiusura di intervista il medico ha ricordato un particolare gioco: “Ci tiravamo i cannoli di panna, che a volte arrivavano anche in faccia. Un giorno a cui allora partecipava anche Mario”.



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