Mario Giordano/ “Luca Attanasio non era boy scout, mandato al massacro dallo Stato”

- Mirko Bompiani

Mario Giordano sulla tragedia in Congo, con la morte dei due italiani: “Attenti alle lodi per il nostro Attanasio: era un ambasciatore, non un boy scout”

mario giordano
Mario Giordano a Fuori dal coro

«Attenti alle lodi per il nostro Attanasio: era un ambasciatore, non un boy scout»: predica calma Mario Giordano sulle pagine de La Verità. Il giornalista si è soffermato sugli omaggi al 43enne, morto in Congo insieme al carabiniere Vittorio Iacovacci, spiegando che non è quello il modo migliore per onorarlo. Il volto di Fuori dal coro ha criticato chi lo ha dipinto come l’inviato delle Opere Misericordiose nel Continente Nero, evidenziando che sarebbe stato meglio onorarlo come alto rappresentante delle istituzioni italiane «che, in quanto tale, andava protetto meglio di quanto è stato fatto».

«Ma l’ambasciatore d’Italia non è il cooperante di una Ong: ha il compito di tutelare l’interesse del nostro Stato in uno luogo strategico del mondo. E per questo il nostro Stato avrebbe dovuto tutelare lui. Non lasciarlo andare al massacro, insieme a un giovane carabiniere, senza una scorta adeguata e senza un’auto blindata su quella strada, che evidentemente era ed è pericolosa», ha aggiunto Mario Giordano.

MARIO GIORDANO SUL DRAMMA IN CONGO

Mario Giordano si è chiesto perché nessuno l’ha avvertito e perché nessuno lo ha protetto: «Non vorrei che l’eccesso di retorica sul ragazzo della parrocchia di Limbiate, con il cuore puro e la voglia di cambiare il mondo, il fedele osservante della legge di Dio e anche di Allah, servisse soltanto a coprire la coda di paglia di chi avrebbe dovuto proteggerlo». Il giornalista ha poi messo nel mirino Luigi Di Maio, chiedendogli di spiegare perché Attanasio non ha ricevuto una tutela adeguata e perché non è mai stata chiesta la scorta dei caschi blu, senza dimenticare il ruolo dei servizi segreti esteri. Giusto ricordare l’ambasciatore morto poche ore fa con ricordi commoventi, ha proseguito Mario Giordano, «a patto di non dimenticare che Luca non era in Africa come rappresentante del volontariato cattolico e neppure come rappresentante del volontariato islamico, ma come rappresentante dello Stato. Se ce lo dimenticassimo gli faremmo un torto, oltre a quello che gli abbiamo già fatto lasciandolo in quella zona pericolosa senza protezione».



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