Martina Caironi, chi è?/ Argento nei 100 metri Paraolimpiadi: a 18 anni l’incidente

- Chiara Ferrara

Chi è Martina Caironi, la vincitrice della medaglia d’argento nei 100 metri alle Paralimpiadi: ha perso un arto in un incidente stradale

Martina Caironi
Medagliere Paralimpiadi Tokyo 2020 - Martina Caironi (LaPresse)

Martina Caironi ha vinto la medaglia d’argento nel 100 metri femminili alle Paralimpiadi nella categoria T63, riservata ad atleti che competono con protesi a un arto. Una storica tripletta «all’italiana», dato che a conquistare l’oro è stata Ambra Sabatini, mentre il bronzo è andato a Monica Contrafatto. “L’abbiamo fatta sporca, il trio Medusa è arrivato”, hanno scherzato le tre atlete al termine della gara.

La capitana, 31 anni e tanta voglia di togliersi soddisfazioni, non crede ancora ai suoi occhi. Già l’altro ieri aveva conquistato un altro argento nel lungo. Doveva difendere i titoli di Londra 2012 e Rio 2016 – anche dalle sue connazionali – e non ha deluso il pubblico. “Una volta accettata la propria diversità ci si può divertire: giocarci permette di viverla bene”, questo il suo motto.

Chi è Martina Caironi: la storia

Martina Caironi è nata nel 1989 ad Alzano Lombardo, in provincia di Bergamo. Un incidente in motorino, all’età di 18 anni mentre rientrava a casa da una festa, le ha cambiato drasticamente la vita. Il fratello che era alla guida è rimasto illeso, mentre lei era in condizioni gravissime. I medici sono stati costretti ad amputarle la gamba sinistra, motivo per cui oggi corre con una protesi fissata al moncone.

La sua carriera da atleta Paralimpica è brillante. Ai Giochi ha vinto due ori (nei 100 metri piani a Londra 2012 e a Rio 2016) e tre argenti (nel salto in lungo a Rio 2016 e a Tokyo 2020, nei 100 metri piani a Tokyo 2020). La bergamasca fa parte del Comitato Paralimpico delle Fiamme Gialle, è rappresentante degli atleti nel consiglio e nella giunta nazionale del Comitato Italiano Paralimpico e fa anche tanto volontariato. Nelle scuole, anno dopo anno, racconta la sua storia per spronare i più giovani a credere nei loro sogni. È anche portavoce dei diritti femminili. “Io sono una donna con disabilità e guardatemi bene, vi sembro debole? No, non lo sono. Io sono il segno che bisogna sempre reagire”, ha detto giovedì scorso dopo la vittoria della medaglia nel salto in lungo.



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