MARX/ Il suo bisogno di giustizia era più grande di tutte le teorie

- Chiara Pajetta

Due film recenti su un padre e una figlia non proprio ordinari: “Il giovane Karl Marx” e “Miss Marx”, il primo uscito nel 2018, il secondo qualche mese fa

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Chemntiz, Germania, ex DDR: monumento a Karl Marx (Pixabay)

Possiamo facilmente trovare le due pellicole sulle piattaforme digitali, ormai indispensabili per soddisfare il nostro bisogno di “andare al cinema” in tempi di divieto di accesso alle sale. Sono molto utili per comprendere com’è indispensabile un pensiero profondo per immaginare quale mondo costruire in tempi di crisi. Al di là dei rischi dell’ideologia.

Il giovane Karl Marx, opera del regista haitiano Raoul Peck, si concentra sugli anni giovanili del celebre pensatore tedesco, dal 1843 al 1848. Emerge la ricerca puntigliosa dell’origine di una rivoluzione (i cui esiti drammatici noi tutti conosciamo), ma soprattutto si ripercorre il non facile cammino di una nuova teoria filosofico-economica, che costò l’esilio dalla Germania al giovane intellettuale e alla sua affascinante e generosa compagna di vita, Jenny.

A Parigi, angustiato da ristrettezze che gli renderanno difficoltoso mantenere una famiglia con due bambine, Karl incontra il grande amico Friedrich Engels, che avendo disponibilità finanziarie ben diverse, grazie alle numerose fabbriche tessili del padre, sosterrà il giovane Marx in tutti i modi, con lo scopo comune di denunciare lo spaventoso sfruttamento del proletariato negli opifici di quegli anni. Colpisce in entrambi gli amici e nei loro compagni di strada, tutti di origine borghese, l’aspirazione quasi ossessiva a una lotta contro quella classe sociale a cui loro stessi appartengono e a cui in modi diversi si ribellano (Engels godette però sempre delle ricchezze di famiglia, il che gli consentì di condurre una vita agiata), per schierarsi con decisione a favore degli oppressi.

Ma ciò che tormentava la mente e il cuore del giovane filosofo di Treviri (la città tedesca dove nacque e che 15 secoli prima aveva dato i natali anche a sant’Ambrogio!) era proprio l’elaborazione di un pensiero articolato, per la costruzione di un assetto sociale nuovo che, in un modo forse per lui troppo semplicistico, sarà sintetizzato nel famoso Manifesto del Partito Comunista, scritto a quattro mani con Engels e pubblicato nel 1848. Ne discuteva su un piano di parità con Jenny, moglie devota ma non sottomessa, che condivideva la sua spinta ideale e il desiderio sincero di cambiamento di una società considerata profondamente ingiusta.

Ci appassioniamo alle vicende del giovane Marx perché il film non si presenta come un’opera di propaganda. Stimola invece ad interrogarci sull’importanza di una riflessione approfondita (con il rischio però che si trasformi poi in un’ideologia oppressiva), quando si vogliono aprire prospettive alternative a un mondo che si percepisce drammaticamente in crisi; un mondo dove è necessaria e urgente una visione diversa per realizzare un autentico mutamento. Esattamente come dovrebbe accadere anche oggi: la crisi come opportunità per una radicale trasformazione.

Il nostro è un tempo di diffuso disorientamento, in cui la denuncia ricorrente è proprio “la mancanza di una visione”, in vista della costruzione di un mondo nuovo. E qui ci aiuta a riflettere il secondo film, Miss Marx, per la regia di Susanna Nicchiarelli, presentato in concorso all’ultimo Festival di Venezia. Ci racconta la storia di Eleanor, la figlia minore di Karl Marx, pienamente cosciente dell’ingombrante eredità di pensiero del padre, che prosegue con determinazione nella lotta per i diseredati e per l’emancipazione delle donne. Pur nelle ovvie difficoltà di far ascoltare la sua voce femminile nella società ingessata e maschilista di fine Ottocento e per di più nella contraddizione stridente del suo appassionato amore per Edward, un attivista socialista egoista e inetto, cercherà di mettere al servizio del cambiamento tutta la sua cultura e capacità di immaginare una nuova figura di donna.

Intelligente e combattiva, la giovane Eleanor si impegna con dedizione al riordino puntiglioso degli scritti del padre, testimonianza per lei di una grandiosa capacità di elaborazione filosofica e persino matematica, a cui attinge per un suo personale studio della condizione femminile delle classi più umili, compresi i bambini. Ma nel frattempo scopre che il padre non era poi così perfetto come lei lo vedeva da piccola; anzi, nei suoi comportamenti privati ha nascosto segreti ed errori che la fanno molto soffrire. Insomma, scopre uno scarto abissale tra le teorie e la vita di Marx, contraddizione che d’altra parte lei stessa vive nel rapporto con il suo compagno di vita, che la sfrutta vergognosamente tradendola senza pudore, senza che lei abbia il coraggio di liberarsi di un amore che la soggioga. Dunque in Eleanor emerge l’eterno contrasto tra vita pubblica (le sue  brillanti conferenze sono applauditissime) e vita privata, che sembra sfuggire miseramente alle costruzioni ideologiche di giustizia sociale per tutti, eredità del pensiero paterno.

Filosofia e storia ci hanno inequivocabilmente mostrato i limiti di un’ideologia come quella marxista, che Karl Marx e la figlia Eleanor hanno elaborato per la trasformazione di un mondo sicuramente segnato dall’ingiustizia e dal sopruso, ma le cui derivazioni politiche hanno marchiato con eccidi e sofferenze il secolo scorso, e non solo. Tuttavia ciò che interessa nella visione dei due film non è certo l’analisi di un pensiero filosofico e politico ormai inesorabilmente datato, bensì la passione e la dedizione per l’affermazione della giustizia – e in sostanza del bene dell’uomo e della donna – attraverso un approfondimento vero, uno studio rigoroso, insomma la costruzione di una visione differente, per quanto discutibile.

Ci interessa per il mondo d’oggi, che non è certo privo di altrettante ingiustizie e di gravi carenze sul piano politico, sociale ed economico. Non sarà infatti semplicemente grazie a qualche insistente slogan sulla salute o sugli ammortizzatori sociali che potremo avviarci a quel mondo nuovo che vorremmo edificare. Quello vecchio, globalizzato in modo troppo affrettato e pervasivamente digitalizzato che ci stiamo lasciando alle spalle è infatti già finito, anche se non ne abbiamo ancora piena coscienza. Così  come era inesorabilmente superata la tranquilla e boriosa egemonia borghese a cui padre e figlia Marx si sono opposti a loro modo con la forza del pensiero. Ma noi oggi abbiamo il desiderio, la determinazione di elaborare una nuova visione per il futuro? Una visione attenta ai bisogni dell’uomo e a una convivenza pacifica e responsabile. E che parta da un’esperienza di vita concreta e rinnovata, che impedisca all’ideale di ridursi a ideologia.

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