Mascherina anti-Coronavirus/ Svela se positivi: come funziona, quando sarà pronta?

- Claudio Franceschini

Mascherina anti-Coronavirus: un gruppo di ricercatori di Harvard e MIT sta lavorando allo sviluppo di un sensore già utilizzato per l’Ebola e il Virus Zika, per individuare il Covid-19.

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La statua di John Harvard con la mascherina anti-Coronavirus (Foto LaPresse)

Harvard e MIT (Massachusetts Institute of Technology) stanno lavorando gomito a gomito su una maschera che può indicare se la persona che la indossa sia affetto da Coronavirus: si legge su Business Insider, e il lavoro è frutto di una ricerca che era iniziata nel 2014 per localizzare l’Ebola. I ricercatori avevano pubblicato i risultati sulla maschera facciale due anni più tardi, dopo aver “aggiustato” la tecnologia per il virus Zika; oggi invece, come ha detto Jim Collins, stanno lavorando per aggiustare i sensori della maschera per il Coronavirus. Business Insider ha spiegato che il funzionamento è molto semplice: se una persona è affetta dal virus, nel momento in cui respira, tossisce o starnutisce la maschera facciale emette un segnale fluorescente. Il ricercatore Collins ha rivelato che il progetto è ancora nelle sue prime fasi, ma che i risultati fino a questo momento sono promettenti.

MASCHERA FACCIALE ANTI-CORONAVIRUS

I ricercatori sperano di dimostrare che il progetto funziona nelle prossime settimane. “Una volta in questa fase, sarà un problema di verificare l’utilizzo della maschera in un contesto reale: bisognerà raccoglierne le prove facendola usare a quelle persone che ci aspettiamo essere infette dal Coronavirus”. In questo momento, i ricercatori stanno invece testando la capacità del sensore di individuare il virus con un piccolo campione di saliva, e allo stesso tempo stanno sperimentando la possibilità di inserire dei sensori all’interno della maschera sviluppando un modulo che la possa collegare ad altre maschere “da banco”. Come si diceva, la tecnologia utilizzata ha già dato prove di funzionare con altri virus come Sars, influenza, epatite C, febbre West Nile e morbillo, ma ha fornito ottimi risultati anche con plastica, quarzo e stoffa.

Ora, in cosa consiste questo sensore da porre nella maschera facciale? E’ fatto di un materiale genetico che si lega ad un virus; perché venga attivato ha bisogno di umidità e deve individuare la sequenza genetica dl virus. La maschera, ha spiegato Collins, potrebbe realmente essere utilizzata per individuare le persone contagiate da Coronavirus e operare uno screening in aree di transito di massa, una volta che le misure restrittive saranno tolte. Per esempio, la maschera potrebbe essere in dotazione negli aeroporti e venire indossata nel superamento dei controlli di sicurezza, o mentre si attende di salire sull’aereo; gli ospedali se ne potrebbero servire per i pazienti in sala d’aspetto mentre in strada si potrebbe comunque usare per andare al lavoro o verso casa. quando sarà pronta questa maschera? Ancora non si sa, ma Collins ha detto che il team spera di aprire la distribuzione pubblica per la fine dell’estate.



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