Massimo Andreoni/ “Deltacron non sorprende, può essere virus completamente nuovo”

- Luca Bucceri

Massimo Andreoni, primario di infettivologia al Policlinico Tor Vergata di Roma, fa il punto sulla variante Deltacron

Terapia intensiva Covid
Terapia intensiva Covid (LaPresse)

Anche Massimo Andreoni, primario di infettivologia al Policlinico Tor Vergata di Roma e direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit), ha detto la sua sulla nuova variante del Covid-19 Deltacron. Mix delle due mutazioni precedenti, Delta e Omicron, la nuova versione del virus è stata riscontrata per la prima volta a Cipro nelle scorse settimane e ancora ben poco si sa sull’evoluzione della malattia. Fin qui, infatti, i casi scoperti sono ben pochi e non si sa ancora che impatto possa avere la mutazione nello scenario pandemico.

Andreoni, intervistato da Adnkronos salute, ha spiegato cosa può aver causato questa nuova versione del Sars-Cov-2, in un meccanismo che non sorprende i virologi: “È un evento possibile e atteso, le varianti emerse recentemente possono aver aggiunto alcune mutazioni e quindi l’unione di Delta con Omicron non è sorprendente. In virologia esiste il riassortimento dei virus per formarne uno completamente nuovo, i coronavirus possono farlo. Deltacron potrebbe essere un nuovo virus che ha messo insieme mutazioni vecchie e nuove o un riassortimento virale”.

ANDREONI: “DELTACRON, SERVONO PIÙ ELEMENTI”

Ma cosa si può dire allora sulla variante Deltacron e sull’impatto che può avere nello scenario pandemico? Proprio quando sembrava essere arrivata una mutazione più leggere come Omicron, ma con tasso di trasmissione molto elevata, la nuova versione del virus che “si aggiorna” lascia aperti degli interrogativi. Le domande troveranno presto le dovute risposte, con studi, osservazioni e dati che andranno a chiarire quale peso avrà questa variante nel vivere quotidiano dei cittadini di tutto il mondo. Ma cosa si sa oggi?

Servono più elementi però, non sappiamo quasi nulla di Deltacron e al momento è impossibile dire se sarà dominante e quali sono le caratteristiche”. La scoperta di Deltacron però, sottolinea il  primario di infettivologia al Policlinico Tor Vergata di Roma e direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali, non deve passare in sordina in quanto “lasciare circolare il virus vuol dire creare nuove varianti e vivere nell’attesa spasmodica di capire se saranno pericolose”. Deltacron infatti “deve essere un monito”.

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