Massimo Bossetti ha ucciso Yara Gambirasio? Chiesta la revisione del processo, ora…

- Alessandro Nidi

A distanza di un decennio dall’uccisione della 13enne, Massimo Bossetti sta scontando l’ergastolo, ma si professa innocente. I suoi legali puntano alla revisione del processo

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Massimo Bossetti

Si avvicina a grandi passi il decimo anniversario della morte di Yara Gambirasio, ragazza di appena tredici anni d’età, deceduta dopo essere stata aggredita il 26 novembre 2010 in un campo incolto di Chignolo d’Isola, alle porte di Bergamo. A tornare sul caso, sulle colonne del quotidiano “La Stampa”, è il giornalista Gianluigi Nuzzi, volto noto al pubblico televisivo per le sue copiose apparizioni in programmi e talk show targati Mediaset. Proprio l’autore dell’articolo sottolinea come all’appello manchino 9.488 profili genetici analizzati, fra i quali potrebbe annidarsi la verità ed eventualmente la possibilità di accedere alla revisione del processo. E se Ignoto 1 non fosse Massimo Bossetti? E se l’ergastolo che sta scontando si rivelasse un clamoroso svarione giudiziario? Certezze non ve ne sono e non ve ne possono essere, ma, in ogni caso, la Cassazione è chiamata a pronunciarsi e a decidere se riaprire, di fatto, una vicenda il cui epilogo sembrava essere ormai definitivamente stato scritto.

MASSIMO BOSSETTI: SU COSA PUNTANO I SUOI AVVOCATI

Qual è la strategia degli avvocati difensori di Massimo Bossetti? A spiegarlo è sempre Nuzzi su “La Stampa”. Innanzitutto, i legali nei mesi scorsi hanno puntato con decisione sui 98 reperti custoditi presso il tribunale di Bergamo, ergo quelli che includono i vestiti che la piccola Yara Gambirasio indossava il giorno in cui ha incontrato il suo killer, provette contenenti 54 campioni di Dna rinvenuti sulle mutandine e sui leggins della giovane. “Per la difesa – si legge nell’articolo –, bisogna rianalizzarli per spiegare alcune presunte anomalie del processo a partire dalla famosa prova regina, il Dna dell’assassino isolato sugli slip di Yara che avrebbe la componente nucleare di Bossetti ma non quella mitocondriale. In inverno su questi reperti si consuma una battaglia con il pubblico ministero Letizia Ruggeri, da una parte, Bossetti e i suoi avvocati dall’altra e in mezzo il presidente della corte d’Assise Giovanni Petillo, che alla fine confisca tutto e vieta anche una sommaria visione ai difensori dell’assassino”. Visti i continui rifiuti, gli avvocati di Bossetti, spazientiti, ricorrono in Cassazione e denunciano il Ris di Parma, chiedendo l’intervento degli ispettori ministeriali al ministro Alfonso Bonafede. Nelle prossime settimane sono attesi nuovi sviluppi.

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