“Massimo Bossetti ha vinto premio letterario”/ Caso Yara, legale “Ora scrive poesie”

- Silvana Palazzo

Massimo Bossetti ha vinto premio letterario. Lo rivela il legale dell’uomo condannato all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio: “Ora scrive poesie”. E sul film uscito su Netflix…

Massimo Bossetti
Massimo Bossetti, Quarto Grado

Massimo Bossetti, l’uomo condannato per l’omicidio di Yara Gambirasio, ha vinto un premio letterario. A rivelarlo è l’avvocato Claudio Salvagni, il quale ha spiegato ai microfoni di “Iceberg”, programma in onda su Telelombardia, che il suo assistito «si sta cimentando nella scrittura». Bossetti, che sta scontando l’ergastolo per aver ucciso la 13enne di Brembate di Sopra, scomparsa il 26 novembre e ritrovata senza vita il 26 febbraio 2011 (delitto per il quale si proclama tuttora innocente), ha partecipato a due concorsi a livello nazionale. «Ha scritto una poesia che è stata valutata da una commissione e se non sbaglio è arrivato terzo».

Il legale di Bossetti ha raccontato di aver incontrato il suo assistito in carcere pochi giorni fa. «Abbiamo parlato delle attività processuali, sta aspettando che venga fissata finalmente questa udienza a Bergamo». Infatti, a 5 mesi dalla sentenza della Cassazione che ha annullato con rinvio a Bergamo, non è stata ancora fissata l’udienza.

MASSIMO BOSSETTI, LEGALE CONTRO FILM SU YARA

Ma in questi giorni si torna a parlare dell’omicidio di Yara Gambirasio anche perché questa settimana è uscito un film sul caso. «Ne abbiamo parlato e non mi ha espresso l’intenzione di volerlo vedere», ha rimarcato l’avvocato Claudio Salvagni ospite di Telelombardia. Quindi, ha spiegato il motivo per il quale il suo assistito non intende vederlo: «Non vuole assistere a una celebrazione del pm Letizia Ruggeri. Anche io non sono intenzionato a vedere il film di Marco Tullio Giordana». Il legale ha poi approfondito le sue critiche: «Ci sono delle gravi inesattezze, è un film che mette in secondo piano la povera vittima. Esalta, forse secondo uno stile un po’ vecchio, il lavoro del pubblico ministero».

Quindi, per il legale il film non è «assolutamente rispondente alla realtà, enfatizza solo una parte». E ha concluso: «Non siamo mai stati interpellati, giustamente perché ognuno può produrre il film nel modo che ritiene più opportuno, ma se si vuole fare un documento che si avvicini alla storia che sia un documento storico, secondo me deve informarsi e sentire anche la difesa».

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