Massimo Bossetti “mia sorella cambia cognome? Indifferenza”/ “Suo gesto violento e…”

- Emanuela Longo

Massimo Bossetti replica alla sorella dopo la sua decisione di cambiare cognome: l’uomo scrive una lettera dal carcere in cui si dichiara disperato

Massimo Bossetti
Massimo Bossetti, Quarto Grado

E’ in corso una vera e propria faida nella famiglia Bossetti, dopo l’annuncio della sorella gemella di Massimo, l’uomo condannato all’ergastolo con l’accusa di aver ucciso Yara Gambirasio. La donna, Laura Bossetti, nei giorni scorsi, aveva fatto sapere in una intervista al settimanale Oggi il motivo per il quale aveva deciso di cambiare cognome: “dopo quello che è successo è straziante portarlo, un macigno”, aveva detto. La replica del fratello Massimo Bossetti non si è fatta attendere a lungo: l’ex carpentiere dal carcere dove sta scontando la sua condanna – pur essendosi sempre dichiarato innocente in tutti questi anni – ha preso carta e penna ed ha scritto al conduttore di Icerberg su Telelombardia, Marco Oliva, rispondendo alle parole della donna. La missiva sarà resa nota sul settimanale Oggi, in edicola da giovedì ma già da ora giungono le prime anticipazioni delle parole del muratore di Mapello. Secondo Bossetti è stato “un gesto pianificato e violento che merita indifferenza, in questo modo si è esclusa dalla famiglia Bossetti”, ha scritto Massimo.

MASSIMO BOSSETTI REPLICA ALLA SORELLA

A quanto pare, il rapporto tra Massimo Bossetti e la sorella sarebbe giunto ad un punto fermo, almeno dopo le parole della donna e la replica dell’uomo che per la legge italiana è l’assassino spietato di Yara Gambirasio. Nella sua missiva pubblicata tra le pagine del settimanale Oggi, Bossetti prosegue: “Non credo di dover sperperare ai quattro venti come quella persona è abituata (a diffondere, ndr) le cose private e familiari solo per mettere in risalto la propria visibilità e notorietà. Quella persona ha preferito voler soffocare l’affetto, sostituendo il proprio cognome, cosa che non condivido affatto, per niente…”. Secondo Massimo, se finora la sorella ha sempre asserito di volergli bene e creduto nella sua innocenza, allora “a maggior ragione, avrebbe dovuto ancor più lottare con le unghie a denti stretti e a spada tratta, con tutta la forza necessaria, tenendo ancor più alto e vivo il proprio cognome che tanto ci accomuna”. Infine ha chiuso la lettera con un appello: “Aiutatemi aiutatemi aiutatemi, sono disperato. Toglietemi di dosso sta caz*o di devastante etichetta o dentro di me non troverò la pace. Per favore statemi tutti vicini e aiutatemi seriamente a far sì che la disperazione non prenda il sopravvento”.



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