CASO GENOVESE, GILETTI “MI HANNO OFFERTO FOTO STUPRO”/ “E ad altri due programmi…”

- Silvana Palazzo

Massimo Giletti sul caso Alberto Genovese: “Mi hanno offerto foto dello stupro, ho denunciato”. A Non è l’Arena rivela che la proposta è arrivata ad altri due programmi

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Caso Genovese a Non è l'Arena

Massimo Giletti ha ricostruito a Non è l’Arena la questione delle foto dello stupro di Alberto Genovese nella sua abitazione a Milano. «Questa settimana la nostra redazione è stata contattata da qualcuno che voleva venderci le immagini delle telecamere nascoste a circuito chiuso, che sono 19, all’interno dell’attico dove c’è la famosa Terrazza Sentimento». Il conduttore ha spiegato che i contatti sono avvenuti via mail. «Per essere credibile ci ha inviato uno screen di tutti i file per essere considerato credibile». Così ha mandato in onda qualche frammento relativo ad un video che però non ha nulla a che fare con lo stupro, ma che riguarda la stanza dell’imprenditore. «Io ho scelto di fare una cosa che era normale, cioè di andare con il nostro avvocato a denunciare alla polizia, perché abbiamo l’e-mail di chi ci ha contattato. Bisogna agire per capire chi si nasconde dietro».

Con l’avvocato Ivano Chiesa si è chiesto chi possa essere. «L’avvocato di Genovese è una persona perbene, quindi penso non c’entri nulla. Ma ho una sensazione di depistaggio», ha spiegato il legale, che però si è fatto un’idea. «Posso pensare a chi ha gestito le telecamere, al proprietario delle telecamere», cioè Alberto Genovese. «Ha provato a darle ad altri due programmi», ha poi rivelato Massimo Giletti. (agg. di Silvana Palazzo)

GILETTI “MI HANNO OFFERTO FOTO STUPRO GENOVESE”

«Hanno tentato di vendermi le immagini dello stupro della 18enne a Milano». A fare la clamorosa rivelazione sul caso Alberto Genovese è Massimo Giletti. L’ha anticipata questa mattina in diretta su RTL 102.5 durante “non stop news”, ma poi avrà modo di approfondire la notizia nel corso della sua trasmissione, Non è l’Arena, stasera su La7. «Ci siamo recati presso un ufficio di un commissariato di Roma e abbiamo fatto una denuncia perché qualcuno ha tentato di venderci le immagini dello stupro della giovane modella milanese stuprata da Alberto Genovese», ha dichiarato il conduttore che si è a lungo occupato della vicenda nel suo programma.

Massimo Giletti ha chiarito di non aver intrattenuto alcun negoziato per le foto. «Noi ovviamente non abbiamo fatto nessuna trattativa, ma io ho deciso in autonomia di andare a denunciare per capire chi si nasconde dietro a questa cosa che io trovo ignobile e indegna, di dire che la ragazza era consenziente». Poi si è lasciato andare ad uno sfogo sul caso Alberto Genovese: «Stanno succedendo cose anomale al limite della giustizia».

CASO GENOVESE, INTERROGATORIO DI GARANZIA

Alberto Genovese ha negato di aver stuprato la 18enne e lo stesso ha fatto riguardo la modella 23enne che sarebbe stata violentata a Ibiza a luglio. Interrogato dal gip Tommaso Perna, l’imprenditore ha sostenuto che la modella, così come le altre ragazze che partecipavano ai suoi festini a base di droga, andavano nella sua stanza consapevolmente. Lo riporta l’Ansa, spiegando che Alberto Genovese avrebbe parlato di un “sistema” in cui lui metteva tutto a disposizione, anche gran parte della cocaina che di solito portavano gli uomini. È durato un’ora circa l’interrogatorio di garanzia davanti al gip di Genovese, che giovedì ha ricevuto una seconda ordinanza di custodia cautelare per presunti abusi ai danni di una modella di 23 anni a “Villa Lolita” a Ibiza. L’uomo ha negato lo stupro e sostenuto che la ragazza fosse consenziente, precisando che i lividi sul corpo della ragazza erano dovuti alla droga assunta e al fatto che lui e la fidanzata Sarah, indagata in concorso per violenza, abbiano provato a calmarla tenendola ferma.

Secondo quanto riportato da Repubblica, parlando della droga, Alberto Genovese ha fatto i nomi di due partecipanti alle feste e alle vacanze, sostenendo che potevano procurarsela ovunque. Inoltre, alla Terrazza Sentimento c’erano due ambienti, uno dove si consumava droga e l’altro dove ci si poteva divertire senza drogarsi. Da qui il ragionamento che chi si drogava lo faceva in maniera consapevole.



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