Matteo Bassetti “Proteste vs Green Pass sbagliate”/ “Contestano strumento d’apertura”

- Alessandro Nidi

Matteo Bassetti condanna chi protesta contro il Green Pass: “Sono le stesse persone che non volevano le chiusure nei mesi invernali e primaverili”

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Matteo Bassetti (In Onda, 2021)

Matteo Bassetti, direttore della clinica di Malattie Infettive dell’ospedale Policlinico San Martino di Genova, è intervenuto ai microfoni della trasmissione “In Onda” nel corso della puntata trasmessa nella serata di ieri, venerdì 23 luglio 2021, su La 7. L’esperto è intervenuto sulla stringente attualità, ovvero sulle proteste che in queste ore stanno andando in scena in tutte le piazze dello Stivale, talvolta anche in Comuni che non sono neppure capoluogo di provincia: “Il ‘No Paura Day’ e qualsiasi movimento che metta in dubbio la vaccinazione va contestato – ha asserito –. Abbiamo fatto in 11 mesi una cosa straordinaria, mai avvenuta nella storia moderna. Secondo me è un atto grave contro lo Stato, ovvero contro noi stessi. L’Italia ha portato la vaccinazione gratuitamente porta a porta. Ci sono Paesi che non hanno questi privilegi”.

Bassetti ha aggiunto che a essere sbagliati sono gli ingredienti della ricetta ‘No Paura’, perché sono gli stessi che la scienza sta invece consigliando: “Serve la convivenza con il virus, che passa dalla comunicazione che non deve essere terroristica o allarmistica. Non bisogna fare ogni giorno bollettini terroristici”.

MATTEO BASSETTI: “IL GREEN PASS È UNO STRUMENTO PER GARANTIRE LE APERTURE”

Nel prosieguo del suo intervento a “In Onda”, Matteo Bassetti ha evidenziato che la vaccinazione renderà le persone più libere, perché con essa arriverà il Green Pass: “Se riusciremo a portare almeno l’80-85% della popolazione italiana alla vaccinazione, con la persuasione morale potremo veramente non fermarci mai. Chi oggi critica il Green Pass è la stessa persona che alcuni mesi fa non voleva le chiusure”.

Il medico genovese ha concluso asserendo che oggi il Green Pass rappresenta “uno strumento d’apertura, o, comunque, qualcosa che consentirà di non chiudere più e va verso la direzione delle richieste della gente. Possiamo tornare allo stadio, a teatro in 2.500 persone. Non riesco a capire, in un momento come quello vissuto negli ultimi 15 mesi, quale problema ci sia nel dare notizie relativamente al proprio stato di salute all’interno di un ristorante o di un altro luogo chiuso”.



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