Matteo Bassetti: “Sì a obbligo vaccinale”/ “Covid? Politica italiana non all’altezza”

- Alessandro Nidi

Matteo Bassetti ha sottolineato l’importanza di far arrivare il vaccino agli Stati in via di sviluppo per contrastare l’insorgenza di nuove varianti

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Matteo Bassetti (Agorà, 2021)

Matteo Bassetti, direttore della clinica di Malattie Infettive dell’ospedale “San Martino” di Genova, è intervenuto nella mattinata di oggi, lunedì 6 settembre 2021, ai microfoni della trasmissione di Rai 3 “Agorà”, intervenendo subito a gamba tesa sull’argomento no vax, che lui conosce decisamente da vicino, avendo ricevuto minacce e tentativi di aggressione recentemente: “Queste persone che si trovano nelle piazze e gridano insulti, insultano tutti gli italiani che si sono intelligentemente vaccinati. Non insultano me, Burioni, Draghi o i giornalisti”.

Importante, quindi, incentivare le vaccinazioni: “Io parlo da medico, perché in questa estate forse abbiamo fatto fare ai medici il mestiere dei politici. L’80% dei vaccinati probabilmente non basta con la variante Delta, dobbiamo tendere almeno al 90. La vaccinazione è un atto d’amore verso noi stessi per evitare di finire intubati negli ospedali, intasando le terapie intensive”. Ciò che proprio non riesce a digerire il professor Bassetti, è che in Italia la questione vaccini è divenuta di natura politica, a dimostrazione di come “la classe politica nostrana non è all’altezza della situazione. Ci sono partiti importanti che hanno assunto posizioni sui vaccini assolutamente ondivaghe e inaccettabili dal punto di vista scientifico. Quando a ottobre-novembre ci troveremo di fronte a certe problematiche, la politica dovrà indubbiamente risponderne”.

MATTEO BASSETTI: “TERZA DOSE SI FARÀ”

Matteo Bassetti, nel prosieguo del programma, si è dichiarato favorevole all’obbligo vaccinale, precisando però che bisogna decidere chi debba essere toccato dal provvedimento: “Varrà per tutti quelli che hanno più di 40 anni? Per tutti quelli che vanno a lavorare? Qui è la politica che deve decidere”. La terza dose, invece, si farà con gli stessi tipi di vaccino utilizzato fini ad oggi, iniziando da chi ha sviluppato una risposta pressoché minima, come gli immunodepressi e alcuni ultraottantenni particolarmente fragili. Per gli altri, “è probabile che ci vaccineremo una volta all’anno. Condivido, però, il pensiero di vaccinare i Paesi in via di sviluppo, perché è lì che continuano a nascere le varianti”.

Infine, la fascia tra i 12 e i 15 anni vede un ragazzino su due vaccinato in Italia, a dimostrazione del fatto che buona parte degli italiani ha capito l’importanza della vaccinazione: “Il Cdc dice che pericardite e miocardite sono 30 volte maggiori in chi fa il Coronavirus – anche tra gli adolescenti – rispetto a chi si sottopone alla vaccinazione”, ha chiosato Matteo Bassetti.

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