Matteo Berrettini/ “ATP Finals? Sono lo stesso di sempre. La mia fidanzata Ajla…”

Grande protagonista delle ATP Finals, Matteo Berrettini si racconta a tutto tondo: “Voglio essere un esempio. Panatta? Mi ha dato sempre buoni consigli”.

Matteo Berrettini
Diretta Berrettini Thiem, Atp Finals 2019 (Foto LaPresse)

Matteo Berrettini, il nuovo fenomeno del tennis italiano è pronto a dire la sua alle ATP Finals. Il 23enne di Roma, numero 8 al mondo, è reduce da una stagione di altissimo livello ed a Londra dovrà confrontarsi con i migliori colleghi in circolazione: appuntamento dal prossimo 10 novembre 2019, tutto lo Stivale sarà al suo fianco per l’ardua impresa. «Faccio fatica a realizzare, e non dico per dire. Io mi sento lo stesso di sempre, poi guardo la classifica… Già mi faceva strano stare fra i primi 50, ora sono fra i primi 10, si figuri», ha raccontato Berrettini ai microfoni de La Stampa, parlando poi del suo ruolo di “vetrina dello sport italiano”: «Me lo sento bene addosso. Con il mio mental coach Stefano Massari fin dall’inizio l’obiettivo era questo: non solo vincere partite, ma essere un esempio».

MATTEO BERRETTINI: “PANATTA MI HA SEMPRE DATO BUONI CONSIGLI”

Nella lunga intervista a La Stampa, Matteo Berrettini ha poi parlato di Adriano Panatta: «Non l’ho mai visto giocare: non ero nato. Però sì, sono cresciuto con la “divinizzazione” di Panatta. Tennista, romano come me, era inevitabile. Anche se da piccolo il mio paragone era Vincenzo (Santopadre, ndr) il mio coach. Parla benissimo di me? Lo so, mi fa molto piacere. Ci conosciamo da tanto tempo, quando avevo 16 anni è stato il primo a dirmi che avrei servito a 220 all’ora. “Ma sei sicuro?”. “Fidati, fidati”. Mi ha sempre dato buoni consigli». Un 2019 da sogno, ma nel 2020 è atteso il grande salto, la vittoria di uno Slam: «Ci sta, è normale. Ma io non gioco per fare contenti gli altri, gioco per me stesso, il mio team, la mia famiglia». Infine, una battuta sulla relazione con la fidanzata tennista Ajla Tomlianovic: «Benissimo. L’altro giorno mi ha detto: “sapevo che giocavi bene, ma non così tanto bene”. Ah, grazie, le ho risposto»



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