MATTEO GARRONE/ “Pinocchio? Una sceneggiatura che ho scritto da bambino”

- Raffaele Graziano Flore

Matteo Garrone, ospite a “Che tempo che fa”, video: il suo è un Pinocchio dark. “Ci pensavo sin da quando lo disegnavo da bambino: ma sono stato rispettoso di Collodi”

Matteo Garrone
Matteo Garrone (Rai, 2019)

Matteo Garrone e Roberto Benigni raccontano a Che tempo che fa “la più bella fiaba in assoluto”. Si tratta di Pinocchio, che Benigni ha fatto ben due volte. Per il regista, invece, è una prima volta: “Di solito i suoi film finiscono sempre male”, scherza l’attore. Ma questo fa eccezione: sappiamo tutti che la fiaba di Collodi ha un epilogo positivo e veramente meraviglioso. In fondo, Pinocchio non è che una storia d’amore. È l’amore, infatti, che fa diventare il burattino un bambino vero. Garrone racconta la difficoltà di trovare un giovane attore disposto a sottoporsi ogni giorno a sedute di trucco di quattro ore. Federico Ielapi, 9 anni, è stato quello su cui è ricaduta la scelta finale. Garrone racconta inoltre come è stata la sua infanzia: “Sono cresciuto con Pinocchio”. E poi fa vedere i disegni che faceva a quei tempi: sembra quasi una bozza di sceneggiatura. Si può dire che Matteo non ha mai avuto dubbi sul mestiere che avrebbe fatto. (agg. di Rossella Pastore)

MATTEO GARRONE A CHE TEMPO CHE FA

Matteo Garrone sarà questa sera ospite di Fabio Fazio nel suo salotto tv domenicale su Rai 2 assieme a Roberto Benigni: infatti il 51enne regista pluripremiato è pronto a tornare nelle sale italiane il prossimo 19 dicembre col suo “Pinocchio” e a “Che tempo che fa” racconterà inevitabilmente non solo la genesi del suo ultimo lavoro, arrivato a poca distanza dal successo mondiale di “Dogman”, ma anche di come è nato il sodalizio artistico con l’attore toscano che inevitabilmente rappresenta un architrave del film. “Io ho cominciato a disegnare a sei anni la storia di Pinocchio e da allora è sempre con me, quindi era difficile resistere alla tentazione di farci un film anche se nel rispetto assoluto di Collodi” ha raccontato Garrone in una intervista, spiegando che questo chiodo fisso che lo accompagna sin dall’infanzia ha fatto sì che però la sua versione del burattino di legno sia improntato a una maggiore leggerezza e con un tocco di ironia e comicità che non è certo una costante della sua poetica. “So che il mio nome è legato a un cinema violento e duro e per questo vorrei che si capisse che il mio Pinocchio non è solo per i grandi ma pure per i piccoli”.

MATTEO GARRONE, “LO DISEGNAVO DA QUANDO AVEVO 6 ANNI E…”

Infatti Matteo Garrone con “Pinocchio” ha voluto attuare una sorta di cesura ne suo cinema, affrontando un classico come era già accaduto nel film in costume “Il racconto dei racconti”, pur dando una chiave un po’… oscura al capolavoro firmato da Collodi: “Con il racconto ho iniziato a esplorare un territorio dove reale e soprannaturale si mescolavano ma questo film fa storia a sé: ogni fotogramma mi appartiene” ha confessato Garrone, pur precisando però che questa resa autoriale ha cercato di venire a compromessi con la realizzazione di un film che fosse anche popolare, proprio come la versione letteraria di Collodi che a questo deve il suo successo nel corso del tempo. “La mia sfida era fare un film che potesse incantare e sorprendere di nuovo nel vederlo” ha continuato, per poi fornire la sua versione sul perché “Pinocchio” rappresenti ancora oggi una storia universale e forse necessaria da raccontare: “La vicenda può essere letta in modi diversi, per me è soprattutto una grande storia d’amore tra un padre e un figlio, c’è anche alla fine una redenzione: è un film che andava fatto nel nostro Paese e con le facce di attori italiani che hanno saputo dare tutte quelle sfumature che mi auguro Collodi avrebbe amato”.

IL SUO PINOCCHIO E LE REAZIONI

E negli ultimi tempi, proprio questa ambivalenza da parte di Matteo Garrone nel proporre il suo di Pinocchio (da una parte la fedeltà quasi filologica al testo sacro di Collodi, e dall’altra le venature quasi dark e che rimandano a certo cinema contemporaneo) hanno fatto molto discutere gli addetti ai lavori: nessuna polemica, ovviamente, ma tanta curiosità per capire se questo mix sia riuscito o meno. Nelle ultime ore a Garrone è arrivato un mezzo endorsement da parte della stessa Fondazione Nazionale Carlo Collodi che ha spiegato, attraverso il presidente Pierfrancesco Bernacchi, che sarà in prima fila al cinema per assistere al risultato finale. “I collaboratori di Garrone sono anche venuti a visitare la nostra biblioteca” ha spiegato il presidente: ma quello che incuriosisce di più forse sono gli altri personaggi, ovvero Mangiafuoco (Gigi Proietti), il Gatto (Rocco Papaleo) e la Volpe (Massimo Ceccherini) che contribuiscono a dare quelle venature surreali e un po’ gotiche alla pellicola. Non è un mistero l’ammirazione di Garrone per il cinema di Tim Burton e questo taglio, secondo chi ha visto la pellicola in anteprima, da fiaba nero o quasi horror di Pinocchio potrebbe non piacere a tutti o, al contrario, essere invece anche più apprezzato dalle nuove generazioni e che sono a digiuno delle precedenti trasposizioni in celluloide o sul piccolo schermo della favola del discolo burattino di legno.



© RIPRODUZIONE RISERVATA