Matteo Renzi, video discorso Senato su Bonafede/ “Rispetto Conte, no sfiducia”

- Niccolò Magnani

Matteo Renzi, video discorso al Senato e testo integrale: mozione sfiducia a Bonafede, “rispetto Conte e non votiamo contro. Ma serve assunzione responsabilità”

Matteo Renzi
Matteo Renzi in Senato (LaPresse, 2020)
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«Non voteremo le mozioni di sfiducia contro il Ministro Alfonso Bonafede»: il discorso in Senato del leader di Italia Viva Matteo Renzi potrebbe tranquillamente riassumersi in queste poche parole pronunciate all’inizio dell’intervento durato 11 minuti appena dopo la difesa del Guardasigilli a Palazzo Madama. Ma vi sono, come sempre accade con Renzi, diversi “sottotesti” che parlano in primis al Premier Conte seduto al Senato a fianco di Bonafede e in secondo luogo ai suoi ex compagni del Pd: bisogna rilanciare il Paese, «a noi non interessa un sottosegretario ma sbloccare cantieri altrimenti la disoccupazione sale al 18-20 per cento. E se portiamo idee, non è per visibilità, ma per affermare dei concetti. Quando ho chiesto di pensare alla riapertura delle scuole, ho sentito mugugni anche nel mio gruppo. Ma se la scuola è ultima a ripartire dopo i pub e le discoteche diamo un segnale sbagliato ai nostri figli. Quindi chiediamo un’assunzione di responsabilità».

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RENZI NON “ROTTAMA” BONAFEDE MA IL GIUSTIZIALISMO

Nel lungo video di intervento Renzi illustra subito la scelta di Italia Viva che non appoggia le mozioni di sfiducia tanto della Bonino quanto del Centrodestra: «credo che se votassimo oggi, secondo il metodo che ella, signor ministro della giustizia, ha utilizzato nella sua esperienza parlamentare, nei confronti dei membri dei nostri governi, lei oggi dovrebbe andare a casa: Angelino Alfano, Federica Guidi, Maria Elena Boschi, Maurizio Lupi, Luca Lotti, Claudio De Vincenti. Ma noi non siamo come voi!». L’attacco al Movimento 5 Stelle passa poi su rivendicazione “personale” dell’intera vicenda – «Essere additati ingiustamente, andare sui giornali, costringere le proprie famiglie a stare sui giornali e a subire l’onta di un massacro mediatico fa male» – passando poi al tema ribadito da Renzi di garantismo contro giustizialismo: «Non si fa politica pensando alla legge del taglione: certe sue espressioni sul giustizialismo ci hanno fatto male. Disse “se c’è un sospetto anche chi è pulito si dimetta”. No, bisogna rifiutare la cultura del sospetto, definita da Falcone l’anticamera del komeinismo».

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IL DISCORSO DI MATTEO RENZI E LA SFIDA A CONTE

Si arriva poi al “sottotesto” del discorso (qui il testo integrale dell’intervento al Senato pubblicato dal Foglio.it, ndr) che vede un punto a favore del Premier Conte da parte del leader di Italia Viva, forse a seguito del lungo colloquio avuto ieri in urgenza a Palazzo Chigi con Maria Elena Boschi: «Il premier ha detto che ove vi fosse stato un voto contrario all’operato del ministro, egli ne avrebbe tratto le conseguenze politiche. In un paese con 31 mila morti per Covid,  che vede il debito pubblico andare verso il 160 per cento e la disoccupazione al 15 per cento, chi di noi crede nella ragion di stato rispetta cosa dice il premier. E lo dico condividendo le riflessioni della senatrice Bonino. Riconosco a Conte di aver dato segnali importanti: ho apprezzato la sua posizione su Irap, la battaglia a fianco della Bellanova e sulle riaperture».

È ancora Renzi a ribadire subito dopo però «signor presidente del Consiglio, che quando noi portiamo delle idee non stiamo, come dice qualche suo zelante collaboratore, cercando la visibilità (anche perché spesso sono idee che portano una visibilità negativa), ma stiamo cercando di affermare dei concetti». In merito al contenuto della mozione di sfiducia a Bonafede, Renzi conclude «mi auguro che questa vicenda che l’ha colpita – e sulla quale non ho dubbi, anche per conoscenza personale, nel dire che lei tutto è, tranne che una persona avvicinabile dalla mafia […] Noi siamo garantisti, ma non siamo buonisti. Quando nel 2016 il Guardasigilli Orlando venne a dirmi che c’era un problema, che stava morendo Provenzano e ci veniva chiesto di farlo morire a casa, noi abbiamo fatto questa scelta:  abbiamo preso l’impegno di garantire a Provenzano (e a Riina l’anno dopo) il massimo delle cure possibili, ma sono morti in carcere e questa è giustizia, non siamo buonisti. Sulle scarcerazioni, ci sono state troppe improvvisazioni ed  errori. Faccia il ministro della Giustizia e non dei giustizialisti e vedrà che ci avrà al suo fianco».



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