MATURITÀ 2019/ Seconda prova al classico: Tacito, tradurre la virtù e il potere

- Elisabetta Cassani

Maturità 2019, seconda prova: al liceo classico gli studenti si sono cimentati con Tacito, da tradurre, e con una lettura di Plutarco. Il commento

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Tacito: inaspettato, perché considerato difficile, e accolto con un certo spavento. Ma il testo non è dei più difficili, anche perché il passo parallelo, di Plutarco, offerto anche in traduzione italiana, in gran parte ricalca il testo latino, in alcuni punti addirittura spiegandolo più chiaramente. Il testo parla della fine di Galba: anziano di rango consolare che, come ogni studente liceale sa, si trova acclamato imperatore dopo la morte di Nerone (avvenuta a seguito di una congiura), ma che a sua volta pochi mesi dopo (Octavo decimo kalendas Februarias – cioè il 15 gennaio del 69 d.C.) viene ucciso dalle truppe di Otone, che di lì a poco, per altro, subirà la medesima fine. La contestualizzazione fornita, invece, non aiuta molto, anzi probabilmente confonde un po’ le idee: non tutti forse sono riusciti a identificare quel Pisone (che viene citato ma poi sparisce dal testo) come la persona a cui Galba aveva l’intenzione di affidare l’impero. 

È evidente che il racconto di Tacito vuole mettere in cattiva luce Otone, ma anche i soldati di Roma, un tempo portatori privilegiati di esempi di clara virtus, ma ora poco inclini all’ideale e propensi piuttosto alla tranquillità immediata: qui emerge tutto il disincanto rispetto alla natura umana che attraversa la maggior parte delle pagine di Tacito. Viceversa, Plutarco ci presenta, ma non riesce a essere del tutto convincente, un Otone virtuoso, di cui cerca addirittura di giustificare la paura. A questo punto la prima domanda a cui i candidati devono rispondere (sull’atteggiamento di Otone: imperatore suo malgrado o regista della vicenda?) può essere interpretata in modo più preciso: non è buon imperatore chi si muove per ambizione di potere.

Tacito, che scrive all’inizio del II secolo, dopo l’uccisione del feroce Domiziano, dispotico eliminatore di ogni libero pensiero, vede in Galba, succeduto al feroce e dispotico Nerone, il possibile iniziatore di un impero illuminato, in cui imperatore non si diventa per diritto di sangue ma per virtus riconosciuta: in un passo precedente a quello proposto nella prova, Galba indica appunto proprio Pisone come suo successore, anticipando (nell’intenzione se non nei fatti) la posizione di Nerva, quell’anziano senatore succeduto a Domiziano (siamo negli anni in cui Tacito vive e opera) che Tacito apprezza come colui che ha conciliato impero e libertà, proponendo e attuando la prassi dell’ “adozione del migliore” come proprio successore. Di conseguenza Otone non è che un usurpatore assetato di potere.

Diverso è l’atteggiamento di Plutarco: autore curioso e benevolo, difficilmente presenta un personaggio in chiave totalmente negativa. Lui stesso dichiara di non volersi dedicare al genere storiografico ma alla biografia: la sua onestà intellettuale ci conserva notizie veritiere, ma non possiamo esigere da lui un giudizio sintetico e profondo su un’epoca storica. Del resto l’interesse nel II secolo è cambiato (e qui è molto pertinente la terza domanda, su analogie e differenze intercorrenti tra storiografia e biografia): la biografia, con i suoi risvolti di aneddotica, ha ormai diffusione maggiore della storiografia. Tacito stesso, negli Annales (opera successiva alle Historiae) lamenta di doversi occupare non di grandi avvenimenti (manifestazione di grandi virtù) ma di fatti meno nobili (tradimenti, congiure, avvelenamenti…, che mettono in evidenza la piccineria del tempo) perché pochi distinguono con la propria intelligenza l’onesto dal disonesto, l’utile dal dannoso: molti invece vengono ammaestrati dai casi altrui.

La prova offre dunque uno spazio ampio sia nelle possibilità di traduzione (Tacito, come si sa, e come la seconda domanda evidenzia, utilizza espressioni sintetiche, spesso ellittiche, che non possono essere tradotte alla lettera ma chiedono sempre un’interpretazione) sia nelle risposte ai quesiti, che aprono a percorsi diversi entro cui lo studente può, in una qualche misura, utilizzare la proprie conoscenze. Una prova non difficile ma nello stesso tempo non banale, dove ciascuno può mostrare le sue effettive capacità in questo campo.

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