MATURITÀ, SECONDA PROVA LATINO/ Come tradurre (bene) la versione tra dizionario, storia e “latinese”

- Silvia Stucchi

Il dizionario è solo un alleato, attenti al “latinese”, ma soprattutto calma e gesso: i suggerimenti per farsi onore nella prova di latino dell’Esame di Stato

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(LaPresse)

Dopo la lunga parentesi Covid, ritorna la seconda prova dell’Esame di Stato, questa volta elaborata dalle commissioni, e con ragione, visto che sono i docenti interni alla singola classe ad avere il polso della situazione degli studenti in questi lunghi anni di crisi prima e poi di difficoltoso ritorno a una normalità, spesso interrotta e resa difficile dalla didattica a distanza con cui le classi si sono, ancora spessissimo, misurate negli scorsi mesi.

La scelta, per gli studenti del liceo classico, è caduta sul latino: e dunque, invece di stracciarci le vesti e piangere sulla nostra triste sorte di maturandi vessati dai tempi e dalle circostanze, dal Fato malvagio e dalla Moira imperscrutabile e indifferente agli umani dolori, cerchiamo di mettere a frutto questa circostanza come una opportunità, e di dare il meglio.

Ecco qualche semplice suggerimento per tradurre bene la versione, nato da oltre vent’anni di esperienza nell’insegnamento del latino, dai primi anni del liceo all’università.

1) Il dizionario è un alleato, non il solutore di tutti i problemi. E prima di buttarcisi sopra a peso morto, dovremmo avere almeno contezza di che cosa vagamente significhi il periodo che stiamo traducendo. Mai gettarsi sul vocabolario come primo passo per la traduzione: dopo tutto, se uno studente del liceo classico, dopo cinque anni di studio del latino e della letteratura italiana, deve cercare lapisferomunusutubi, stiamo messi male, e non c’è dizionario che tenga per sanare questa lacuna. Ricordo peraltro il mio amatissimo docente di latino e greco del triennio, il mitico professor Amilcare Borghi, del liceo “Paolo Sarpi” di Bergamo prima e poi del “Simone Weil” di Treviglio, il quale, quando si accorgeva, durante un compito in classe, che lo studente cercava sul dizionario  tutte le parole della versione, comprese le congiunzioni, si avvicinava e, con fare soave, ma deciso, e con la sua voce profonda, da Ugo Tognazzi dei tempi migliori, chiedeva con una scusa il dizionario “per controllare una cosetta sui compiti che sto correggendo”. Al professor Borghi non si poteva dire di no… e così, preso il dizionario dello studente, egli se lo teneva per oltre mezz’ora. A futura memoria di come lo si deve usare: con criterio e discernimento.

2) Un ripassino della lista degli imperatori, e delle dinastie regnanti, oltre che dei fondamentali snodi della storia romana, può sempre essere utile: i testi storici sono un autentico repertorio di tranelli per chi ricorda poco e male la storia, e dunque tradurre imperium e imperator come “impero” e “imperatore” prima della dinastia Giulio-Claudia non porta mai nulla di buono.

3) Attenzione al latinese! Il “latinese” è, come diceva un grande docente come Nicola Flocchini, che ha formato generazioni di studenti e centinaia di professori, quella strana lingua, vagamente assonante all’italiano, in cui però una patina rigida e inutilmente aulica fa parlare di “fanciulli” e non  di “ragazzi”; di “cortigiane” e non di “prostitute”;  di “infanti” e non di “bambini”; di “servi” e non di “schiavi”; di “desco” e non di “tavola”; di  “precetti” e non di “insegnamenti”, eccetera eccetera. Al contrario, si può benissimo tradurre in modo fedele e aderente al testo e utilizzare un lessico che non sembri stantìo.

4) I singolari e i plurali: a parte usi peculiari della lingua latina, che preferisce il singolare in luogo del plurale italiano (per esempio, in viola et rosa, “fra viole e rose”), o viceversa, consiglio di essere sempre molto attenti e scrupolosi su questo punto. Come dico sempre ai miei studenti, con un esempio terra terra: non c’è proprio differenza fra singolare e plurale? Se la nonna ti dà una banconota da 10 euro, o tre banconote da 10 euro, non trovi che esista una certa significativa differenza fra “uno” e “molti”?

5) Per lo stesso motivo, cercate di capire bene e di rendere con cura i tempi dei verbi: se necessario, un ripasso della formazione dei modi e dei tempi verbali può rappresentare un intelligente investimento di un paio d’ore il giorno prima della prova, in luogo di inutili e ansiogeni dibattiti sulla chat di classe in cerca di suggerimenti per “beccare” il testo scelto dalla commissione.

6) Molti dizionari, ormai, sono provvisti di appendici che ricapitolano alcune nozioni essenziali di civiltà, relative per esempio alle unità di misura, al calendario romano, alle magistrature, o al sistema onomastico: ricordatevi dunque di non andare alla cieca quando traducete, ma perdete tre minuti a consultare queste pagine. Almeno, eviterete la ricca figura da cioccolataio del candidato che, di fronte alla mia richiesta di sciogliere l’abbreviazione del praenomen in “P. Lentulus Sura”, propose: “Pablo?”. Una prece.

Ma, soprattutto, calma e sangue freddo: nessuno vi chiede la perfezione, ma solo di dimostrare il percorso che avete compiuto in questi cinque anni; e tutti voi, se siete arrivati qui, siete perfettamente in grado di farvi onore.

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