Maurizio Landini/ “Licenziamenti vanno bloccati o sarà scontro sociale”

- Carmine Massimo Balsamo

Maurizio Landini manda un messaggio al Governo: “Chiedo un nuovo modello di sviluppo con ammortizzatori sociali universali per eliminare la precarietà”.

Maurizio Landini
Maurizio Landini (Lapresse)

«I lavoratori mantengano il posto o sarà scontro sociale»: questo il monito di Maurizio Landini. Intervistato oggi – 6 agosto 2020 – da Repubblica, il segretario generale della Cgil ha parlato dell’emergenza economica scaturita dalla pandemia da coronavirus, invocando la proroga dello stop ai licenziamenti: «Dovrebbe essere chiato a tutti che subire un licenziamento per una persona è un dramma. Il lavoro, anche nei ruoli più umili ed essenziali, ci ha fatto uscire dalla fase più drammatica della pandemia. Non puoi ringraziare le persone che hanno fatto il loro dovere in questo periodo dicendo che ora possono anche essere licenziate. È un linguaggio sbagliato». Maurizio Landini ha chiesto unità: «Oggi è il momento della coesione. La precarietà introdotta negli ultimi vent’anni – mettendo in discussione conquiste e diritti – non ha prodotto posti né migliorato la produttività delle aziende».

MAURIZIO LANDINI: “UN NUOVO MODELLO DI SVILUPPO CONTRO LA PRECARIETÀ”

La posizione della Cgil è il blocco dei licenziamenti per tutti sino a fine dicembre, ma Maurizio Landini ha parlato di due possibili eccezioni: «Le imprese che cessano per messa in liquidazione e se si fanno accordi sindacali fondati sull’adesione volontaria». Landini ha poi messo in risalto di non essere convinto a proposito degli incentivi ad aziende che non usano più cassa integrazione. Ma a preoccupare è soprattutto la frattura sociale, venuta a galla in vent’anni di precarietà e di finanziarizzazione dell’economia. Per questo motivo Landini invoca «un nuovo modello di sviluppo con ammortizzatori sociali universali per eliminare la precarietà. E sarebbe bene che tutto il mondo che rappresenta le imprese facesse la sua parte. Chiedere lo stop ai licenziamenti e non firmare i contratti di sanità privata e settore alimentare, come fa Confindustria, mi sembra un modo di pensare regressivo, sbagliato e pericoloso sul piano sociale»

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