Maurizio Mattioli/ “Roma? Non mi riconosco più in questa città” (Techetechetè)

- Emanuele Ambrosio

Maurizio Mattioli è uno dei protagonisti di “Techetechetè” in onda oggi, sabato 1 agosto 2020, su Rai1. Il programma di video frammenti celebra il grande spettacolo italiano proponendo in ogni puntata esibizioni e filmati d’epoca provenienti dalle teche Rai e dedicati al mondo della musica, dell’arte, del cinema e della comicità. Non poteva certo mancare un… Mostra articolo

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Maurizio Mattioli, foto da Facebook

Maurizio Mattioli è uno dei protagonisti di “Techetechetè” in onda oggi, sabato 1 agosto 2020, su Rai1. Il programma di video frammenti celebra il grande spettacolo italiano proponendo in ogni puntata esibizioni e filmati d’epoca provenienti dalle teche Rai e dedicati al mondo della musica, dell’arte, del cinema e della comicità. Non poteva certo mancare un spazio dedicato al grandissimo attore, comico e doppiatore che ha cominciato molto presto a lavorare nel mondo delle recitazioni. Nei primi anni ’70 comincia a farsi conoscere e apprezzare partecipando a diversi film seppur interpretando ruoli minori come “Patroclooo! E il soldato Camillone, grande grosso e frescone” di Mariano Laurenti, “Il colonnello Buttiglione diventa generale” di Mino Guerrini oppure “La polizia accusa: il Servizio Segreto uccide” di Sergio Martino. Dall’inizio della sua carriera son ben 90 i film interpretati dove generalmente ha ricoperto il ruolo di un romanaccio doc. Qualche esempio? Pensiamo al film campione di incassi “Un’estate ai Caraibi” oppure “Un’estate al mare”. Non solo, Mattioli si è fatto conoscere e apprezzare anche in teatro dove ha recitato in “Un paio d’ali” del 1997 e “Rugantino” del 1998, mentre in tv è stato uno dei protagonista della serie cult “I Cesaroni” e “Un ciclone in famiglia”. Oltre al cinema e al teatro, Mattioli è stato anche un bravissimo doppiatore prestando la sua voce a diversi personaggi di cartoni animati come “Z la formica” e “La gang del bosco” e successivamente la serie “Dog the Bounty Hunter”.

Maurizio Mattioli oggi: “mi piacerebbe interpretare un prete”

Una carriera ricca di successi quella di Maurizio Mattioli che dalle pagine de Il tempo (data 11 agosto 2019) ha raccontato che sin da bambino sognava di far l’attore comico. “Ho sempre sentito la necessità di far ridere, da quando ero ragazzo e provavo le barzellette al bar. La palestra da comico l’ho fatta nei film di Mariano Laurenti con gente del calibro di Enzo Montagnani” – ha raccontato l’attore che non nasconde quanto sia importante la tecnica – “serve. Ho studiato a teatro, allo Stabile di Roma. Nessuno lo sa, ma ho fatto Shakespeare e Brecht e ho lavorato con Enrico Maria Salerno. Il comico che era in me, però, uscì di nuovo fuori così bussai al Puff di Lando Fiorini. E poi tanto cabaret”. La svolta arriva con il Bagaglino di Pingitore che ha segnato sicuramente la sua vita artistica: “mi ha voluto bene come a un fratello più piccolo che ogni tanto aveva bisogno di una sculacciata. Un amore irripetibile e ricambiato. Parlando di lui sono costretto a parlare anche della mia vita. Non ero nato tra baci e biscotti, venivo dalla borgata ed ero un po’ scatenato. Facevo le stupidaggini che facevano i ragazzi, ma meno di tante leggende messe in giro su di me”. Dal Bagaglino poi il salto nel grande cinema: nelle commedie sexy e nei cinepanettoni che hanno sbancato i botteghini, anche se parlando del futuro ha rivelato: “mi piacerebbe interpretare un prete. Un sacerdote di strada che mena a papponi e spacciatori. Una specie di Don Matteo alla Bud Spencer”. Infine un pensiero a Roma, la città in cui non si riconosce più al punto da lasciarla: “sono scappato. Oggi abito fuori, in campagna. Mi piace ogni tanto tornare a Monte Mario, ma non mi riconosco più in questa città. Non mi piace, non mi somiglia. E mi fa anche un po’ paura per certi versi. Quando ero ragazzo la sera partivamo dalla borgata per fare l’alba in centro. La criminalità c’era anche allora ma i problemi di Roma non erano quelli di una metropoli come oggi. Per tacere della monnezza e delle buche… Ormai non serve neanche più parlarne, tanto nessuno fa niente”.

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