Mauro Pamiro/ La moglie Debora Stella “Lasciate in pace me e mio padre, non sto bene”

- Alessandro Nidi

Mauro Pamiro, indagini riaperte. La moglie, Debora Stella: “Non sto bene, non voglio parlare. Lasciate in pace me e mio papà”

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Mauro Pamiro e Debora Stella (Iceberg Lombardia, 2022)

A “Iceberg Lombardia”, trasmissione di Telelombardia condotta da Marco Oliva, si è tornati a parlare della morte di Mauro Pamiro, il 44enne trovato morto a Crema in un cantiere il 29 giugno 2020. Il conduttore ha ricordato che la moglie, la 40enne Debora Stella, non aveva mai denunciato la sua scomparsa e in principio si era parlato di un suicidio, presumibilmente riconducibile ad alcuni problemi di coppia e di deambulazione legati a una patologia di cui la vittima, purtroppo, soffriva.

Tuttavia, come ha dichiarato Oliva, “Stella venne ricoverata in psichiatria perché disse alle forze dell’ordine di avere ammazzato Mauro con una botta in testa e che delle persone l’avevano aiutata a sbarazzarsi del corpo”. Oggi, con le analisi ordinate dal Gip sulla tegola trovata accanto al corpo di Mauro e quindi una nuova fase di indagine, “Iceberg Lombardia” ha provato a raccogliere nuovamente le impressioni di Debora Stella. In primis è stato raggiunto il papà della donna, che ha risposto: Per l’amore del cielo, facciano quello che devono fare. Che vadano avanti con quella tesi”. Poi, l’inviato ha tentato il dialogo a distanza con la consorte di Pamiro: “Una parola per sapere come stai?”. Risposta: “Non sto bene. Per favore, può lasciare in pace me e mio papà?”.

MAURO PAMIRO E DEBORA STELLA, TAORMINA: “DICHIARAZIONI INIZIALI NON UTILIZZABILI CONTRO LA MOGLIE, ECCO PERCHÉ…”

Durante il dibattito in studio a Telelombardia sul caso di Mauro Pamiro, l’avvocato Carlo Taormina, in collegamento audiovisivo, ha evidenziato che quelle “rivelazioni” fatte in un primo momento davanti agli inquirenti da Debora Stella non possono essere usate: “Se le dichiarazioni le ha fatte non in presenza di un avvocato, non sono utilizzabili contro di lei. Perché fossero valide, bisognava sottoporla a un interrogatorio in presenza di un legale”.

“Evidentemente – ha aggiunto Taormina –, la prima analisi si è fermata a questo, senza impedire però di tenere conto implicitamente di questa confessione e di fare approfondimenti e fare indagini. Il procedimento è finito lì. Questo è un bel problema, perché riprovare adesso a riordinare i vari tasselli è complicato”.

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