MAVIS STAPLES & BEN HARPER/ “We Get By”: la forza della fede

- Paolo Vites

Ben Harper scrive e produce l’ultimo disco della leggendaria cantante gospel Mavis Staples

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Mavis Staples e Ben Harper

Da alcuni anni i cantautori dell’ultima generazione, quelli più legati alle radici della musica americana almeno, come Jeff Tweedy leader dei Wilco, fanno a gara per incidere e produrre dischi di Mavis Staples. Inutile, speriamo, dire chi è: l’ultima grande cantante di gospel-soul vivente, autentica leggenda della musica afroamericana, a lungo membro del gruppo capitanato dal padre, gli Staples Singers, con cui ha attraversato la gloriosa stagione del movimento per i diritti civili con alcuni dei brani più significativi.  Oggi, si sa, gli afroamericani hanno completamente abbandonato e dimenticato la loro musica, per dedicarsi al più redditizio hip hop nelle sue varie forme. Sono i bianchi che ancora cercano di valorizzarla.

Buon ultimo, anche se di colore anche lui, si aggiunge alla lista dei fan eccellenti Ben Harper, che per Mavis scrive tutte le canzoni di “We Get By”, suo nuovo album, e lo produce. Harper ne sa di questa musica: nel 2005 aveva pubblicato uno straordinario album live con i Blind Boys of Alabama, ad esempio, preceduto l’anno prima da un disco in studio sempre con il leggendario gruppo gospel. Recentemente ha collaborato con Charlie Musselwhite. Nessun dubbio quindi sulla qualità delle canzoni affidate alla Staples, che le fa egregiamente sue anche se rimane evidente lo zampino compositivo di Ben Harper. Ballate soul dal grande impatto, funk bollenti, lenti soul affascinanti. gospel di pura bellezza. Insomma c’è tutta la musica afro americana in canzoni che parlano di fede, di resistenza, di diritti umani. Dispiace solo che Ben Harper non appaia nel disco se non nel bel duetto vocale di Anytime, perché sarebbe piaciuto sentirlo incrociare la sua slide con la elettrica dell’ottimo chitarrista Rick Holmstrom, avrebbe alzato un po’ la tensione del disco.

Piacciono in particolare brani intensi e introspettivi come Never needed anyone o Heavy on my mind, quest’ultima dedicata al padre di Mavis, Pops Staples, quasi vanmorrisoniani, sentite riflessioni sulla perdita e la solitudine, che Mavis rende magnifiche con la sua formidabile capacità espressiva. A 80 anni la cantante non ha perso un’oncia della sua forza, che le viene da una sola certezza:  “Ho resistito troppo a lungo per lasciarmi andare, ho corso troppo forte per rallentare, credo troppo profondamente per perdere la fede” come canta nella conclusiva One more change.

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